Qualunque sia l’evento psichico-endogeno scatenante è importante poter formulare la terapia più adeguata per riequilibrare le reti neuronali, ‘spegnendo’ l’eccesso eccitatorio o inibitorio e correggendo stati psicoaffettivi, traumi e modelli mentali (su consenso del paziente), oltre a risanare le alterazioni cellulari in area sistemica. Nelle circostanze di cause o concause esogene è possibile rilevare lo stato di fatto, riequilibrando al meglio il ‘terreno’ dal punto di vista psico-fisico. In tutti i casi la metodica risale alle origini, individuando carenze affettive e riarmonizzando ferite ‘a monte’, laddove la moderna medicina ufficiale interviene quasi esclusivamente sugli aspetti corporei, agendo sugli effetti e ignorando le sovra-strutture emotivamente significanti.
L’approccio si fa dunque particolarmente interessante per individuare in area cerebrale l’eccesso di molecole, sottolineando il fatto che meno del 3% delle sostanze emesse in ambito sinaptico raggiungono i recettori a valle, mentre il 97% entra nel circolo e si deposita dove trova espressione, spesso esasperata, di recettori. La somatizzazione di eventi traumatici scatena l’espressione incessante di due categorie di sostanze, che potremmo associare a risposte di ‘attacca’, ‘fuggi’ e ‘freezing’:
-neurotrasmettitori, peptidi e ormoni inibitori (GABA, glicina, bombesina, vip, istamina, sostanza p, CRF, cortisolo, prolattina, ecc.) con effetti che bloccano in modo più o meno grave il sistema immunitario per legame coi recettori delle sue cellule e possibile inibizione sessuale maschile/femminile (es. prolattina);
-neurotrasmettitori, peptidi e ormoni eccitatori (dopamina, acetilcolina, adrenalina, noradrenalina, glutammato, aspartato, ecc.), che legano con recettori idonei, alterando ritmo cardiaco e pressorio, incidendo su peristalsi, equilibrio idrico, ecc.
L’emissione costante di neurotrasmettitori genera autossidazione delle sostanze emesse, con produzione di radicali liberi che generano ossidazione, nitrosilazione, glicosilazione e quindi distruzione degli stessi neuroni attivati o adiacenti.
Aree cerebrali, sostanze, organi, sistemi corporei, rappresentano simbolicamente il trauma vissuto: ognuno di essi può già svelare molto sul vissuto del paziente. Immaginiamo dunque come possa essere ricostruita la storia fisica ed emotiva, mettendo in relazione tutti gli elementi che manifestano nel corpo messaggi provenienti dall’universo culturale, spirituale, famigliare, relazionale, sessuale, ecc. Durante la diagnosi il medico è in grado di verificare se il paziente attraversa una fase in pieno conflitto psicobiologico (simpaticotonia) o di risoluzione (vagotonia), qualora egli abbia più o meno spontaneamente trovato una soluzione profonda al proprio trauma. Non sempre ciò comporta garanzia di guarigione soprattutto qualora permangano attivazioni eccitatorie/inibitorie di eventi correlati, o per il sopraggiungere di ulteriori fattori psico-fisici. Senza contare il delicato momento rappresentato dalla crisi epilettoide. La presenza di marcatori quali interleuchine, interferoni, molecole derivate dall’acido arachidonico, come risposta all’attivazione di virus, batteri e funghi, aiuta a interpretare la fase della malattia, nonché il tipo di terapia più adeguata al momento.