Un aspetto centrale in questa disamina è quello legato al concetto di coscienza, ovvero il “senso di sé”. Come spesso succede, nel momento in cui vogliamo comprendere un determinato processo biologico, ci scontriamo con l’ambiguità dei termini normalmente utilizzati, come abbiamo visto, ad esempio, a proposito delle emozioni. La coscienza, vista la sua inafferrabile consistenza, è sicuramente stata una delle ultime funzioni psichiche che i neuroscienziati hanno affrontato, forse anche a causa dell’infinito retaggio filosofico e culturale che la vedeva separata dal corpo o dal cervello. Ma, attualmente, cosa sappiamo esattamente sulla coscienza?
Dal punto di vista neuroscientifico, sappiamo che la coscienza emerge nel momento in cui il cervello è in grado di rappresentare un oggetto che interagisce con il l’organismo all’interno di una configurazione che rappresenti sia l’oggetto che l’organismo che la relazione tra i due. Sarebbe come dire che la coscienza emerge nel momento in cui il cervello è in grado di elaborare un film, all’interno del quale è rappresentato anche il proprietario e lo spettatore dello stesso film. Secondo Damasio (1999), la coscienza si sviluppa attraverso i seguenti passaggi:
1. Stimolazione da parte di un induttore di emozione (oggetto emotivamente significativo)
2. Attivazione di siti neurali predisposti alla risposta.
3. Risposta del corpo e del cervello (emozione).
4. Rappresentazione (in mappe di secondo ordine) del cambiamento dello stato corporeo (sentimento).
5. Resoconto, nelle strutture di secondo ordine, della relazione tra l’oggetto percepito e il cambiamento dello stato corporeo (proto-sé).
Ma, ai fini del nostro discorso, forse la cosa più importante che dobbiamo sapere è che esistono due tipi di coscienza: la coscienza nucleare e la coscienza estesa (o autobiografica). La coscienza nucleare è sostanzialmente un sentimento, ovvero una sensazione di sé, che viene
costruita e ricostruita continuamente, come rappresentazione di ciò che accade nel qui e ora nell’interazione con l’ambiente: è come un continuo resoconto che avviene mediante continui fotogrammi di cosa accade al corpo mentre si relaziona con l’ambiente. Con la coscienza nucleare, “l’effetto” dell’ambiente sull’organismo, che abbiamo visto essere sempre monitorato dalle strutture cerebrali, viene rappresentato in modo tale da essere “legato” al soggetto che percepisce: iniziamo, pertanto, ad accorgerci che ci sta succedendo qualcosa; iniziamo ad accorgerci di sentire qualcosa. Ovviamente tale resoconto non è verbale ma “parla” attraverso il linguaggio delle rappresentazioni dell’organismo, ovvero dei significati biologici di un oggetto percepito. Il linguaggio, pertanto, e i pensieri che normalmente albergano il nostro flusso di coscienza non appartengono alla coscienza nucleare.
Vedremo piuttosto che i pensieri emergono come conseguenza del flusso “non verbale” della coscienza nucleare, ma ad opera della coscienza estesa. La coscienza nucleare da origine a quello che può essere definito “sé nucleare”, ovvero la consapevolezza di essere degli organismi vivi, istante dopo istante, per tutto il tempo nel quale la coscienza nucleare è attiva - nel sonno, ad esempio, questa sensazione si spegne, per poi riaccendersi al risveglio.
La coscienza estesa, invece, rappresenta un passaggio successivo, che permette all’organismo in questione, di proiettarsi in una dimensione temporale. Con l’avvento della coscienza estesa, iniziano a prendere forma i ricordi di un passato e la previsione di un futuro. Faccio un esempio.
Immaginate di essere comodamente sdraiati di fronte ad un bellissimo paesaggio, forse di montagna o in riva al mare. La consapevolezza della comodità di stare sdraiati arriva alla coscienza nucleare attraverso le continue rappresentazioni del vostro corpo appoggiato sulla sedia o sulla sdraio, dal grado di rilassamento dei vostri muscoli, dalla sensazione del sole sulla pelle e del vento che accarezza i capelli. Ma anche la luce che colpisce i vostri occhi, il grado di tensione dei muscoli oculari per fissare il panorama, l’impatto dei colori, degli odori, ecc., contribuiscono a generare il vostro sé nucleare, istante dopo istante. Probabilmente, è un’esperienza molto simile a quella di un gatto o di un cane se fosse accovacciato vicino a voi, in quel momento. Al tempo stesso, voi potete anche essere consapevoli dell’ottima scelta che avete fatto a regalarvi una vacanza in un bel posto come quello, che vi meritate veramente quel riposo dopo duri mesi di lavoro, che siete veramente contenti di essere lì con la persona che amate, che non vedete l’ora di ritornare a casa per poter raccontare anche ad altri amici la bellezza di quel posto, ecc. Ebbene, tutte queste altre considerazioni sono generate dalla coscienza estesa e vanno a costituire un pezzetto del vostro sé autobiografico: una piccola nuova scena del film della vostra vita. Quasi sicuramente il gatto o il cane presenti, non avrebbero questa ulteriore parte dell’esperienza.
Se la coscienza nucleare rappresenta un resoconto non verbale, senza giudizio e senza interpretazioni, di ciò che accade nel qui e ora, la coscienza estesa colloca l’esperienza del qui e ora all’interno della storia di vita. Ora il soggetto non è più solo l’organismo in quanto tale, ma inizia ad essere l’individuo con la sua storia. Per la coscienza estesa, infatti, non è più sufficiente la memoria implicita o inconscia, ma è necessaria anche la memoria “esplicita” o autobiografica. La coscienza estesa da origine alla sensazione di essere degli individui unici ed irripetibili, ovvero a quello che può essere definito: “sé autobiografico”. I concetti di “persona”, “identità”, “personalità” appartengono ad una percezione dell’organismo mediante la coscienza estesa. L’infinita e rapida successione dei fotogrammi della coscienza nucleare iniziano a comporre un film con un protagonista principale, noi stessi, ed un copione, la “nostra” vita. Per comprendere in modo semplice la differenza tra coscienza nucleare e coscienza estesa, vi chiedo, visto che è un’esperienza abbastanza comune, di ricordare una volta in cui vi siete svegliati bruscamente e per pochi istanti avete sperimentato l’assoluta sensazione di esserci e di accorgervi di “essere”, ma con ’angosciante - di solito - sensazione di non sapere “chi” siete, “dove” siete, “che ora è”, ecc. Per quei pochi istanti - poiché nel giro di poco tutto si ricompone all’interno del film di cui voi, come individui, siete il protagonista - la coscienza nucleare era attiva, ma non ancora quella estesa.
“La coscienza estesa è tutto ciò che è la coscienza nucleare, ma in meglio e più grande, e non fa altro che crescere nel corso dell’evoluzione e nell’arco della vita di ogni singolo individuo, esperienza dopo esperienza. Se la coscienza nucleare vi consente di sapere per un fugace momento che siete voi a vedere un uccello che vola o che siete voi ad avere una sensazione di dolore, la coscienza estesa pone queste stesse esperienze su uno sfondo più ampio e in un intervallo di tempo più lungo. La coscienza estesa continua a dipendere dal medesimo sé nucleare, ma ora quel sé è collegato al passato e al futuro previsto che fanno parte della vostra documentazione autobiografica.

I mezzi dell’apparato psichico finalizzati alla regolazione dell’omeostasi.

I mezzi dell’apparato psichico finalizzati alla regolazione dell’omeostasi.

Non accedete semplicemente al fatto che provate dolore, ma potete anche esaminare i fatti che hanno a che vedere con la sede del dolore (il gomito), la sua causa (il tennis), l’ultima volta che avete avuto questo dolore (tre anni fa, oppure quattro anni fa?), chi altri l’ha avuto di recente (la zia margherita), il medico al quale si è rivolta (il dottor Tizio, o forse il dottor Caio?), il fatto che non sarete in grado di giocare domani e così via. La gamma di conoscenze che diventano accessibili grazie alla coscienza estesa abbraccia un vaso panorama. Il sé dal quale si contempla questo ampio paesaggio è un concerto robusto nel vero senso della parola. È un sé autobiografico.” (Damasio, 1999).
Quando voi pensate a voi stessi, a come vi chiamate, a che lavoro fate, a com’è stata la vostra infanzia, a cosa vi piacerebbe nel vostro futuro ecc., state pensando a voi stessi nei termini della coscienza estesa e il film che scorre, o le scene possibili nel futuro di questo film, è il film del vostro sé autobiografico. È doveroso precisare, quindi, che, quando parliamo di coscienza, normalmente intendiamo i fenomeni
relativi alla coscienza estesa. Ora, visto che in natura tutto risponde ad un senso e che, per gli organismi viventi, il senso fondamentale è quello di mantenersi in vita e riprodursi, anche la coscienza evidentemente deve appartenere al bagaglio di strumenti di cui un organismo è dotato per assolvere meglio questo scopo - così come abbiamo visto, dai meccanismi più semplici di regolazione metabolica alle emozioni. Ma con la coscienza estesa si apre un capitolo nuovo. Mi spiego meglio. Come ho spiegato in precedenza, la coerenza tra i sistemi che compongono l’organismo è il presupposto fondamentale per la regolazione stessa dell’organismo: mantenersi in vita significa far sì che i processi dello schema autopoietico funzionino e permangano funzionanti. Nell’interazione con l’ambiente, quindi, tutti i meccanismi di regolazione omeostatica sono finalizzati a mantenere questa coerenza organismica. Nella percezione, quindi, i valori di riferimento per computare i vari stimoli sono sostanzialmente in relazione con il significato biologico: le emozioni, infatti, sono risposte dell’organismo sulla base di pericolosità e minaccia oppure di possibilità di crescita e miglioramento per la sopravvivenza. Un gatto, ad esempio, come fa a sapere se può bere da una ciotola di latte o meno? Egli ha cognizione della qualità del latte attraverso la funzione sensoriale dell’apparato digerente, che coinvolge vista, gusto e olfatto, ovvero sulla base della percezione del significato biologico di quello stimolo ambientale.
Con la coscienza estesa, il cui orizzonte degli eventi si allarga sempre più in termini temporali, da una coerenza biologica ci si sposta su un piano di coerenza autobiografica: di conseguenza, i valori di riferimento, cambiamo radicalmente. Coerenza autobiografica significa poter integrare le esperienze in un film che sia coerente, dove il personaggio protagonista resti coerente in termini di identità ed individualità. I valori di riferimento, su questo piano, diventano valori esistenziali, ovvero rispondono ad un significato in termini esistenziali. Noi esseri umani, che siamo dotati di coscienza autobiografica, non ci limitiamo, quindi, come tutti gli altri organismi viventi, a valutare gli stimoli solo attraverso il loro significato biologico, la possibilità che il nostro cervello permette ci porta a valutare gli stimoli anche in senso esistenziale. Anche noi, come il gatto, sentiamo se il latte è un “buon boccone” oppure no - se è maleodorante abbiamo una reazione di rigetto - ma, in più, possiamo riflettere su un sacco di questioni: se, ad esempio, è giusto, come adulti, bere latte, oppure forse sarebbe meglio bere bevande più “adulte”, oppure se il prezzo del latte è adeguato oppure no, ecc.
Per il livello biologico, il problema si pone (e si ferma) alla “qualità” del latte; per il livello esistenziale, il problema si proietta su innumerevoli considerazioni che hanno a che vedere con me stesso come individuo, con la mia vita, con il contesto in cui sono inserito, con la società di cui faccio parte ecc.
La coscienza estesa, quindi, non si occupa dell’economia dell’organismo, ma dell’economia dell’individuo, in quanto persona con una storia. Su questo livello non c’è nessun significato a priori, ma siamo noi a dare un significato, come gli esistenzialisti ci hanno ben fatto capire! Quindi, è grazie al livello evoluto di regolazione attraverso la coscienza estesa che si apre il grande capitolo del significato esistenziale, così caro alla filosofia, alla religione e alla psicologia. La coscienza estesa, quindi, si appoggia sulla coscienza nucleare ma è molto più larga di quest’ultima, dal momento che le categorie di valutazione risentono di infinite possibilità, sostanzialmente culturali; la coscienza estesa amplifica la possibilità di creatività e previsione e proietta l’essere umano come nessun altro organismo su quelle espressioni tipiche della natura umana: il linguaggio, la riflessione, l’etica e l’estetica. Al tempo stesso, la coscienza estesa diventa una trappola pericolosissima, nel momento in cui si può allontanare troppo dal significato biologico e perdere il contatto proprio con ciò su cui è fondata: il corpo e la  regolazione dell’organismo in quanto tale.

Le differenze fondamentali tra la coscienza nucleare e la coscienza autobiografica.

Le differenze fondamentali tra la coscienza nucleare e la coscienza autobiografica.

Illuminanti, a questo proposito sono tutti quegli esperimenti, mediante stimolazione subliminale oppure su soggetti “split brain”, nei quali era possibile evocare una risposta emotiva di un certo tipo, che era accompagnata, invece, da un resoconto verbale assolutamente inventato (Bornstein, 1992). In questi casi, la spiegazione razionale non coincide assolutamente con i dati del corpo. Oltre che importanti  considerazioni sulla psicofisiologia, questi esperimenti hanno avvalorato il famoso proverbio: “La mente, che mente spudoratamente”. In realtà, ora sappiamo che non è la mente che mente, ma la coscienza estesa ed autobiografica!