Paralisi corde vocali

Questo è un esempio personale, di cui è stata testimone un’intera classe di miei allievi. Un sabato mattina stavo tenendo un seminario di formazione sulla relazione d’aiuto, all’interno della scuola che dirigo. Durante la pausa di metà mattina, come abitualmente sono solito fare, ho telefonato a casa per salutare mia moglie e mio figlio, che all’epoca non aveva ancora due anni. Mentre stavo parlando con mia moglie, sento all’improvviso che si mette ad urlare e senza capire se fosse in preda più all’angoscia o alla rabbia. Nella confusione, sento solamente: “Si è tirato addosso dal davanzale il vaso di fiori!!!” Stava parlando, ovviamente, del nostro bimbo, già a quell’epoca sufficientemente scatenato per combinare questo ed altro. A quel punto sento che la comunicazione continuava soltanto tra mia moglie e mio figlio e, dai rimproveri che captavo all’altro capo del telefono, nella sensazione che fortunatamente non serviva un’ambulanza, mi sento dire da mia moglie: “Ti chiamo dopo...” Praticamente senza aver spiaccicato parola, riattacco il telefono; cerco allora di ricompormi e, visto che la pausa era finita, riprendo il mio seminario, ma vi lascio intendere dove andava continuamente il mio pensiero. Finalmente arriva l’ora di pranzo e chiudo rapidamente la sessione per poter richiamare al più presto a casa. Quando sento nuovamente mia moglie, le acque si sono del tutto calmate e mi racconta cosa era successo: come avevo intuito, nostro figlio non era fatto male ma aveva “soltanto” rotto un vaso di fiori, facendolo cadere dal davanzale, all’interno del terrazzo. Contento che fosse andata così, commentiamo insieme e chiudo la telefonata, anche perché devo pranzare. Ma prima di pranzare approfitto per fare un’altra telefonata, in questo caso al grafico che a quel tempo stava lavorando su del materiale illustrativo da me commissionato. Chiusa anche questa telefonata, mi metto a pranzare e mentre sto gustando il mio meritato panino, squilla nuovamente il telefono. È un amico che mi vuole salutare, mi fa piacere sentirlo ma in quel momento rimango completamente shockato: non riesco più a parlare! La voce non esce! Io tento di parlare ma non esce nessun suono! Eppure cinque minuti fa ho parlato con il grafico e la voce c’era! Cosa mi sta succedendo? Chiudo la conversazione, o meglio il telefono, e cerco di riprendermi. Riprovo a parlare da solo e niente; la voce è sparita. Le corde vocali sono letteralmente paralizzate! Una sensazione orribile, del tutto inaspettata. Per fortuna conosco un po’ le leggi biologiche e riesco a contenere il panico. Mi chiedo: “Calmo, Danilo, cos’è questo?”. È, ovviamente, un problema della laringe e, nello specifico, della muscolatura laringea. La laringe è l’organo dell’apparato respiratorio che regola immissione d’aria nel torace. Bene, se le mie corde vocali sono in paralisi, significa che ho appena risolto un conflitto su questa funzione: cos’è che ti ha fatto sentire “col fiato sospeso”? Ovviamente la telefonata di metà mattina! OK. Quanto tempo sono stato in conflitto attivo? Dalle 11.00 alle 13.30, l’ora in cui ho risentito mia moglie e ho potuto parlare con lei. Molto bene, se Hamer ha ragione, e finora l’ha sempre avuta, verso sera mi ritornerà la voce. Con più tranquillità finisco il mio panino, riflettendo sul fatto che non mi ero accorto del peso che aveva avuto, in realtà, quell'episodio di spavento di metà mattina; aspetto il rientro della classe e, ovviamente, devo cambiare, a quel punto, il programma del pomeriggio. Un po’ a gesti, un po’ scrivendo alla lavagna li informo del cambio di programma e propongo loro di fare delle esercitazioni, ma, alla fine della giornata, li saluto nuovamente con la mia voce! Miracolo? Si, il miracolo della natura.