Le leggi biologiche del dott. Hamer ribaltano totalmente il vecchio paradigma della malattia, intesa come qualcosa di sbagliato, un difetto o un attacco che fosse; ma ribaltano totalmente anche il vecchio paradigma nel quale mente e corpo sono due entità separate. La malattia è un processo di funzionamento speciale dell’organismo. La DHS è la chiave che apre questo processo denominato “programma SBS”. Un evento emotivamente significativo attiva una risposta automatica per facilitare l’adattamento. Ma la chiave non esiste se non in relazione alla sua serratura e, come sostiene Damasio, “non c’è mente senza il corpo”. La DHS, quindi, non è un evento slegato dal programma SBS; la DHS è intrinsecamente legata, o, come direbbe Maturana, “strutturalmente accoppiata”, in quanto stimolo iniziale, al programma SBS. Proprio come un lato di una medaglia è strutturalmente accoppiato con l’altro. La mente, corrisponde, di fatto, all’evento fisico: l’evento psichico, infatti è un lato della medaglia dove l’altro lato è rappresentato dalla configurazione neuronale attivata di una mappa corporea in uno stato particolare. “Non c’è mente senza il corpo”: questo visione che, finalmente, connette, anziché separare, è magnificamente condensata nel terzo assunto della legge ferrea di Hamer. Il programma SBS procede in maniera sincrona sui tre livelli psiche, cervello organo: tre facce della stessa medaglia. Ma c’è di più! Il superamento del dualismo mente-corpo ci apre, anche, una visione filosoficamente nuova: ci porta ad una comprensione ancora profonda del paradigma olistico, che dagli inizi del secolo scorso, con le acquisizioni della fisica quantistica, della cibernetica e di altre discipline ha lentamente e gradualmente iniziato a far scricchiolare tutta l’impalcatura dualistica su cui si è fondato il pensiero occidentale, filosofico e scientifico, negli ultimi secoli. Sinonimi di “paradigma olistico” sono: “paradigma sistemico”, oppure “relazionale”, oppure “ecologico” (Capra, 1996). Non è sufficiente, quindi, aggiungere uno psicologo ad un’equìpe per avere un approccio olistico al paziente! È necessario entrare in un paradigma di pensiero completamente diverso, e questo vale per chiunque si avvicini al paziente: infermiere, medico o psicologo che sia. Una visione olistica comporta necessariamente il superamento anche del dualismo spirito-materia. Cosa caratterizza gli organismi viventi dagli oggetti? Qual è la differenza tra la sostanza “animata” e quella “inanimata”? Per Gregory Bateson, uno degli scienziati che maggiormente hanno segnato la storia del pensiero del secolo scorso, ciò che distingue i fenomeni puramente materiali dagli organismi viventi è che questi ultimi hanno la capacità di trattare le informazioni, mentre nel mondo materiale, non vivente, si reagisce alle forze, agli impatti e agli scambi di energia. Ma, cos’è un’informazione? Bateson sostiene brillantemente che “un’informazione è la differenza che fa la differenza”, cioè è una differenza che è significativa (Bateson, 1979). Ma come fa un’informazione ad essere significativa? Solo, quindi, se la differenza viene percepita. L’informazione è, quindi, usando sempre i termini di Bateson, una “differenza captata”, una differenza che viene percepita da un organo sensoriale; dunque, l’informazione è una differenza che provoca una reazione nell’organismo, la più semplice delle quali è l’attivazione di un neurone. Per l’informazione, quindi, serve una differenza ed un recettore capace di recepirla: una chiave ed una serratura. I sistemi sensoriali, quindi, non “portano” meccanicamente informazioni - perché le informazioni non sono “cose” - ma captano le differenze; i recettori permettono, così, che differenze, dall’esterno o dall’interno, diventino informazioni, ovviamente indipendentemente dal fatto che siano coscienti o inconsce. La chiave è quindi un’informazione ed il recettore è la sua serratura. La differenza diventa informazione solo se esiste un recettore capace di captarla. Su questo si fonda, come sottolineavo precedentemente, la prospettiva costruttivista, secondo la quale la conoscenza dipende da colui che conosce, ovvero il conoscitore influenza il conosciuto. “La mente non conosce il mondo ma ne specifica uno” - sostiene Maturana. La conoscenza è una costruzione della mente. Ma la differenza non è una “cosa”. È un rapporto. Come fa un’astrazione, come è la differenza, a interagire con la materia? È qui che si è impantanato Cartesio; infatti, non l’ha spiegata: ha semplicemente separato le “res cogitans” dalle “res extensa”. La differenza non interagisce con la materia se non nel momento in cui si crea un accoppiamento strutturale, ovvero fintanto che non si determina una relazione tra le due; e quando parliamo di relazione, siamo, quindi, nel dominio “meta-fisico” del “ μετα τα Φνσικα”, ovvero non di ciò che è ma di ciò che accade tra. Nell’incontro si genera qualcosa, un processo vitale. Cos’è, quindi, una DHS? Un’informazione, una chiave, una differenza che fa la differenza per la serratura specifica, cioè per un sistema emotivo specifico. Una non esiste senza l’altra se non all’interno di una relazione tra individuo e ambiente, relazione che rappresenta la sostanza stessa dell’esistenza. Nel paradigma olistico lo spirito non esiste senza la materia dal momento che lo spirito è una “qualità emergente dell’organizzazione della materia”; non è nelle cose ma accade tra le cose e ci riporta, quindi, alla relazione tra gli elementi, piuttosto che all’essenza degli elementi. La legge ferrea del cancro di Hamer ci spiega perché ci si ammala; tutto inizia in quel fenomeno denominato DHS. Ora sappiamo esattamente cosa succede in quel fenomeno, ma la comprensione della DHS ci porta di fronte a qualcosa che è molto di più che “l’etiologia di una malattia”. Ci mette di fronte ad una legge della natura ed, in quanto tale, ad una comprensione più profonda degli organismi viventi e del miracolo della vita. Per questo non esiste, né potrà mai esistere una terapia “preconfezionata” di Hamer: la Nuova Medicina non è un “metodo di cura” quanto una “prassi terapeutica” che scaturisce dalla consapevolezza di questo miracolo e del suo intrinseco divenire, specifico per ogni individuo, unico ed irripetibile, e che procede al di là dei giudizi di bene o male, o, come si usa in medicina, di “benigno” o “maligno”. Ma la prassi terapeutica è un argomento sicuramente troppo importante per non diventare oggetto di approfondimento in un numero futuro di Psiche Cervello Organo.