Mesotelioma peritoneoQuesto caso è molto interessante perché ci spiega quanto la logica dei conflitti biologici sia diversa dal nostro racconto autobiografico. Una donna viene operata di isterectomia per un tumore dell’utero; l’operazione riesce bene e la paziente, nonostante avesse vissuto molto male l’asportazione, si riprende gradualmente. Ma, ad un esame di controllo successivo, mediante TAC dell’addome, viene segnalata una lesione “sospetta” al fegato, peraltro con opinioni contrastanti da parte dei sanitari, per cui si decide di ripetere successivamente il controllo. Per una serie di circostanze, l’esame fu ripetuto solo due mesi dopo ed evidenziò una cosa inaspettata: al fegato non si rilevava nulla, ma c’era, purtroppo, un ispessimento del peritoneo e la diagnosi fu, a quel punto di mesotelioma peritoneale! Alla proposta di iniziare una chemioterapia, la paziente rifiutò e decise di prendere tempo perché non sapeva cosa volesse fare. Era nuovamente angosciata e confusa sulla sua situazione. Giunse da me nei mesi successivi, nei quali era stata male, stanca e depressa, con, a volte, febbre e l’addome un po’ gonfio. Nella situazione di confusione, decidemmo che era il caso di fare nuovamente il punto della situazione e ad una successiva TAC addominale cosa emerse? Il mesotelioma si era quasi completamente ridotto! Miracolo? Si, il miracolo della natura sensata! Ma cosa era successo precisamente? Il mesotelioma è una proliferazione d’ispessimento delle sierose di rivestimento quali pleura, peritoneo, ecc. La funzione biologica di tali tessuti è la protezione e, quindi, ormai dovremmo capire facilmente che il conflitto biologico che coinvolge tali tessuti è quello di sentire minacciata la protezione. È così, infatti fu per la paziente che, nel momento in cui alla TAC fu trovata una lesione sospetta si sentì dire: “Non possiamo stare tranquilli. Qui, probabilmente bisogna intervenire di nuovo!” La possibilità di essere operata nuovamente, ed in maniera inaspettata, fece vivere il conflitto biologico di “attacco” all’addome, qual è, di fatto, l’azione di una lama che entra nella pancia. La paziente rimase, quindi, per ben due mesi con questa sensazione di essere minacciata nell’integrità della sua pancia (tra l’altro, dopo già essere stata sensibilizzata dalla prima operazione). E cosa successe al controllo successivo che evidenziò il mesotelioma? Alla paziente vennero dette le testuali parole: “Visto ciò che è emerso dalla TAC, in questa situazione, non si può neanche più operare!” Questo, da un certo punto di vista, indicava un aggravamento clinico, ma dal punto di vista biologico segnò la risoluzione del conflitto di attacco: la pancia era salva, non doveva più essere aperta. Da quel momento, infatti, la paziente iniziò a manifestare i segni della riparazione biologica del mesotelioma: stanchezza, febbre e versamento. Questo ci fa capire come la percezione biologica del qui e ora organismico non sia per nulla mediata dal ragionamento psicologico, tipico della nostra coscienza autobiografica; innanzitutto, facciamo i conti con ciò che percepiamo a livello biologico: questo è il livello che scatena la reazione del corpo. Solo in seconda battuta organizziamo un discorso logico, plausibile nel nostro film interiore.