Il fatto che corpo e mente siano da considerarsi in senso unitario, secondo la visione delle moderne neuroscienze, non preclude che appartengano a dimensioni differenti, l’una tangibile, l’altra incorporea. Il termine ‘diade’, spesso utilizzato nel presente lavoro, tende propriamente a suggerire tale caratteristica. È l’inevitabile comunicazione inter-dimensionale a renderli parte di un unicum, così che psiche e organismo possano intendersi come aspetti di una stessa realtà a due facce. Ci siamo soffermati spesso sul fatto che simbologia, emozioni e stati d’animo partecipano di un incessante dialogo i cui messaggi interagiscono col linguaggio molecola-recettore. Fondamentale il ruolo di un decodificatore che concretizzi nel fisico ciò che la psiche realizza in una dimensione distinta. Il cervello è la parte del corpo che presiede a questo specifico compito, sovrintendendo altresì alla ricezione della realtà ascrivibile allo spazio-tempo. Ma c’è da riflettere sul fatto che occorrerebbe una quantità enorme di neuroni per contenere gli infiniti stimoli sensoriali di tutta una vita: si rende dunque necessario convertire in un piccolo spazio una gran mole di dati. Ci si chiede, dunque, come possano pensieri ed emozioni trasformarsi in materia dando luogo al processo PNEI, e come possano gli stimoli sensoriali essere contenuti in un’area così limitata qual è quella del cervello. E come interagisca il sistema nervoso centrale tra la dimensione immateriale, dalla quale provengono informazioni relative a modelli ed emozioni, e quella materiale in cui esse vengono convertite in molecole.
L’universo dei 5 sensi collegato al cervello, a sua volta, intercetta informazioni dallo spazio-tempo influenzando pensieri ed emozioni. Gli studi del matematico francese Jean Baptiste Joseph Fourier hanno portato alla scoperta di due funzioni matematiche (oggi conosciute come Trasformata ed Antitrasformata di Fourier) applicabili a svariati campi apparentemente assai diversi tra loro, come ad esempio l’elettronica, la musica, la medicina, la fisica, la chimica, ecc.. Grazie a queste due formule e alle loro varianti, si possono comprendere le dinamiche di traduzione dalla realtà ordinaria a quella delle frequenze e viceversa. In campo tecnologico un esempio pratico in cui si applica la Trasformata di Fourier è quello dei telefoni cellulari: l’informazione che rappresenta la voce inviata da un cellulare viene convertita, mediante la trasformata di Fourier, nella sommatoria di tante onde sinusoidali di frequenza ed ampiezza diversa; il cellulare in ricezione dovrà poi effettuare il processo inverso e convertire quest’insieme di onde tramite l’antitrasformata di Fourier per ricostruire la voce inviata e restituirla all’udito.
Il cervello realizza in modo totalmente naturale la legge di Fourier: il neuroscienziato Karl Pribram intuì che essa calzava perfettamente alle dinamiche mente-corpo, nell’adattamento al dominio delle frequenze di informazioni che dipendevano dal mondo materiale e viceversa. Grazie alla sensorialità i neuroni captano segnali di vario tipo (visivo, olfattivo, gustativo, uditivo, tattile), registrando non il segnale di partenza ma la relativa trasformata, vale a dire l’input scomposto in forme d’onda. Nel caso di un’immagine visiva, ad esempio, essa viene scomposta in una serie di minuscoli cerchietti (onde d’interferenza), risolta in frequenze per attivazione elettrica esclusiva di determinati dendriti. Essi fungono da trasformatori: processano e ‘spacchettano’ l’informazione distribuendola a un elevatissimo numero di neuroni che provvedono alla memorizzazione. L’attivazione di determinati processi dendritici rispetto ad altri dipende dello stimolo sensoriale ricevuto. Pribram si convinse definitivamente di ciò quando nel 1979 i neurofisiologi Russel e Karen De Valois usarono la trasformata di Fourier per appurare come immagini di motivi scozzesi e a scacchi potessero convertirsi in forme d’onda. Esaminarono quindi le cellule dell’occipitale verificando che esse non rispondevano alle immagini, ma alla loro trasformata, vale a dire a onde di interferenza. In tal modo i due scienziati provarono che il cervello mette in atto la regola di Fourier convertendo, per processi dendritici, le immagini in forme d’onda. Altri studi misero in evidenza che ciò valeva allo stesso modo anche per gli altri sensi.
Relativamente alla dimensione psichica, i messaggi che appartengono all’”innato”, io creativo/pensiero primario/dimensione spirituale, giungono al cervello grazie a una serie di interfacce (mentale, emozionale, eterica); queste agiscono secondo processi di trasduzione, utilizzando frequenze per poter ‘comprimere’ l’informazione primaria, affinché essa possa infine materializzarsi nel cervello e da qui a livello sistemico. Lo strato di interfaccia più vicino al corpo (eterico) attiva i neuroni maggiormente adatti a rappresentare simbolicamente l’informazione, incidendo nella produzione di specifici neurotrasmettitori e peptidi.
Ciò che captiamo attraverso i 5 sensi, scomposto in onde di interferenza affinché venga memorizzato, appartiene ad un tempo ordinario, storico; pensieri ed emozioni originano invece in un tempo non ordinario, astorico, dal quale, viceversa, si materializza la realtà che caratterizza la nostra vita. I due tempi fluiscono l’uno nell’altro interagendo nell’articolata percezione psico-corporea.
L’essere umano va quindi considerato nella molteplicità degli aspetti che lo identificano: pensiero spirituale/io creativo, ordine mentale (archetipi, cultura, lingua, modelli di comportamento), emozioni, corpo eterico, corpo fisico coi 5 sensi: solo così possiamo comprendere i diversi stati di coscienza che concorrono all’idea di una consapevolezza integrata, e il reale collegamento psiche-cervello-corpo. Tutto ciò avvalora la necessità di una sinergia tra i vari campi terapici: la scelta univoca di tipo farmacologico-tradizionale esclude troppo categoricamente aspetti fondamentali dell’Essere.