Se la simbologia costituisce il collegamento, il letto del fiume che unisce realtà materiale e immateriale, le emozioni sono il fiume stesso, l’elemento che veicola messaggi, in un ciclo vitale ininterrotto. Esse hanno la capacità di modificare profondamente la qualità della vita, non solo perché incidono sullo stato d'animo (e non sarebbe poco) ma anche perché intervengono nella fisiologia e nella biochimica del corpo. Rappresentano l’informazione che innesca i processi neurobiologici con ricaduta in termini di benessere/malessere, salute/malattia, fissando l'esperienza in memoria, tanto a livello psichico quanto cellulare.
A loro volta, i 5 sensi costituiscono i canali fisici sui quali viaggiano le emozioni; una sorta di realtà specchiata nella quale fisiologia e metafora si fondono dando luogo ad una percezione integrata.
Grazie agli occhi vediamo forme e colori, figure statiche o in movimento; attraverso l’osservazione interiore abbiamo la capacità di visualizzare e ‘guardare oltre’.
Attraverso le orecchie siamo in grado di percepire suoni e rumori provenienti dall’ambiente che ci circonda; ma l’orecchio interiore permette l’ascolto profondo.
Per mezzo delle narici ci inebriamo quando aromi che amiamo si innalzano attraverso esse, oppure proviamo sensazioni sgradevoli in presenza di odori malevoli; ma siamo anche in grado di riconoscere istintivamente qualcosa che ‘puzza di inganno’ o che, al contrario, ‘odora di verità’.
Il gusto permette di godere del cibo che ci nutre, dei doni della terra (nella Bibbia, i 7 doni dello Spirito Santo), di percepirne il sapore; a tal proposito il gusto è emblematicamente il senso che maggiormente chiarisce l’idea di conoscenza poiché ‘sapere’ deriva proprio da ‘sapore’, e l’ingestione e l’assimilazione che ne consegue. Il cibo è un’esigenza primaria, biologicamente legata al cervello antico, il tronco encefalico, dove si localizza la sopravvivenza materiale e simbolica. Alcuni studi in merito focalizzano il significato del ‘boccone’, che metaforicamente può essere ‘amaro’, ‘indigesto’, ecc., non solo, quindi, in relazione a ciò che materialmente viene ingerito.
Il tatto distingue caldo/freddo, duro/morbido, liquido/solido e così via, come pure un abbraccio da una violenza; la pelle stabilisce i confini e i rapporti fra il nostro spazio sacro e quello altrui, relazioni, dipendenze e autonomie.