Un paziente è ormai dializzato da molti anni. Per un periodo ha potuto beneficiare di un trapianto che, però, dopo una fase di rigetto, lo ha riportato alla dialisi. Essendo venuto a conoscenza delle leggi biologiche vorrebbe comprendere il conflitto che lo ha portato a perdere la funzionalità renale. Questa è la sua storia. Intorno ai 15 anni entrò in ospedale per una colica addominale. Rimase ricoverato più a lungo del previsto perché furono rilevati alcuni valori fuori norma, fintantoché viene dimesso con una diagnosi di glomerulonefrite cronica.

Alla biopsia che venne fatta successivamente, e che confermò la diagnosi, emerse un quadro anatomo patologico caratterizzato da un parenchima renale con moltissime lesioni focali di sclero-jalinosi: questa condizione, che tipicamente è considerata cronica, lo portò negli anni successivi ad una funzionalità sempre più compromessa che giunse alla dialisi.

Il parenchima renale, di derivazione mesodermica, è composto sostanzialmente dai glomeruli renali, i corpuscoli la cui funzione è quella di filtrare il sangue e preparare la preurina, che sarà poi riassorbita parzialmente dal tubulo collettore.

La funzione del glomerulo, quindi, è strettamente legata alla regolazione dei liquidi del corpo ed il conflitto, di conseguenza, è in relazione ai liquidi. Il paziente, però, rispose che lui non aveva avuto nessun problema con i liquidi, anzi gli piaceva l’acqua e gli piaceva molto nuotare. Ci volle un po’ di tempo per giungere allo shock che aveva generato il conflitto con un liquido.

Quando aveva 4 anni, per errore, bevve da una bottiglia, senza sapere che dentro la bottiglia c’era varechina e non aranciata. Per fortuna, la mamma lo vide e non appena aveva la bottiglia alla bocca, cercò di avvertirlo urlando. Fu comunque portato in ospedale, ma fortunatamente non ne aveva ingerito, anche perché, oltre all’urlo della mamma la zaffata dell’odore della varechina lo portarono subito a sputare.

L’episodio si risolse bene, quindi, a tal punto che il paziente quasi non se lo ricordava ma, si commosse profondamente nel momento in cui si rese conto che ancora oggi, dopo tanti anni di distanza, ogni volta che lui beve, lo percorre, per un breve istante, un brivido lungo la schiena: il binario conflittuale!

Quel episodio non costituì quello che si potrebbe chiamare un trauma, eppure, biologicamente parlando, segnò irreparabilmente la sua vita. Psicologicamente parlando, fu molto più traumatico il dover essere dializzato, il trapianto, il rigetto dello stesso, eppure tutti questi fatti, che segnarono il film della vita di questo paziente, non costituirono, di fatto alcun conflitto biologico!

Questa storia ci fa capire come conflitto biologico e trauma sia due concetti che possono avere delle attinenza ma che sono profondamente slegate: il conflitto biologico appartiene alla sfera dell’organismo, il trauma appartiene alla sfera dell’individuo e della sua autobiografia.