La metodica costituisce la sintesi di vari contributi teorici, scientifici e applicativi che andremo ora a esaminare, al fine di poter chiarire alcuni presupposti di base e come essi operino in sinergia, integrando ricerche realizzate in epoche, luoghi e settori diversi.
Le fonti sono sostanzialmente le seguenti:
1)    Il concetto di trauma come evento scatenante la malattia nella visione di Ryke Geerd Hamer.
2)    Le ricerche di Candace Pert inerenti la produzione non ordinaria di neuropeptidi, neurotrasmettitori e ormoni in relazione alla tipologia di evento vissuto. Il rapporto legante-recettore quale riflesso emozionale.
3)    La Medicina Tradizionale Cinese riguardo meridiani e punti di agopuntura. La scoperta delle reti di Bong Han.
4)    La biochimica secondo la letteratura scientifica vigente.
5)    La teoria di Karl Pribram sull’organizzazione holonomica del cervello.
6)    I  contributi  informatici  e  biofisici  di  Francesco  Castrica;
interpretazione simbolica e correlazione di molecole e di aree cerebrali e sistemiche.
Soffermiamoci ora brevemente su ognuno dei singoli punti per poter comprendere al meglio il valore della loro interazione.
1) L’attivazione psichica del ‘conflitto biologico’ e l’andamento bifasico della malattia.
Uno dei presupposti su cui poggia la filosofia e la pratica del Bio-Explorer si basa su alcuni spunti della teoria medica elaborata dal Dottor Hamer, con riferimento al rapporto critico ‘evento traumatico/cancro’. Tale equazione viene estesa anche a morbilità definite ‘oncoequivalenti’, quali quelle psichiche, metaboliche e neurodegenerative. Al presupposto dello shock quale detonatore si aggiunga la concezione dell’andamento bifasico della patologia.
Prescindendo da eventi accidentali, esogeni, per Hamer ogni malattia fa parte di un Programma Speciale, Biologico e Sensato (SBS), determinato da uno shock acuto che l’individuo subisce inaspettatamente, in modo drammatico, nella percezione di un’estrema solitudine, coinvolgendo simultaneamente psiche, sistema nervoso e area sistemica. Ogni evento traumatico si traduce in un Conflitto Biologico che localizza un Programma Speciale in specifiche aree cerebrali e a livello organico, dunque con effetti periferici; in altri casi la malattia riguarderà problematiche neurodegenerative. L’aspetto biologico viene chiamato in causa poiché rappresenta la risposta immediata, una memoria di sopravvivenza, un richiamo ancestrale ad una grave mancanza o paura che l’individuo associa a qualcosa vitale, sia esso materiale o metaforico. Secondo Hamer, ogni Programma, seguendo un andamento naturale, si svilupperebbe in due momenti: fase simpaticotonica (attiva o del Conflitto Attivo, CA) e fase vagotonica o di riparazione, che interviene a seguito dall’uscita dal CA. Se la persona non è in grado di superare il conflitto, risolvendo il problema psichicamente, resta in una lunga simpaticotonia con le conseguenze del caso. Nella fase simpaticotonica l’individuo tende a caratterizzarsi per avere estremità fredde, tensione, insonnia; nel caso di malattie cancerogene si verifica proliferazione cellulare (fase attiva). Seguirebbe quindi una fase di riparazione, passiva o vagotonica (in cui agisce per l’appunto il sistema vagale) con un processo contrario: estremità calde, febbre, astenia, prostrazione, appetito, edema48, recupero del sonno. Essa è suddivisa a sua volta in due tempi, a causa della riattivazione temporanea della fase simpaticotonica (crisi epilettoide), un momento particolarmente delicato in cui la situazione potrebbe precipitare. In questa fase il ruolo del medico diventa fondamentale, affinché vengano contenuti e controllati gli effetti del richiamo, accompagnando il paziente verso una guarigione possibile.
2) L’‘inforegno’ emozionale secondo Candace Pert
Quando parliamo  di nuovo paradigma  l’attenzione si  focalizza inevitabilmente sull’unità psiche-corpo: nella nuova visione, il paziente smette il ruolo passivo interpretato per secoli, per assumere i panni di attore principe della vicenda terapeutica. In linea con ciò, Candace Pert afferma che un modello consono alle nuove esigenze dovrebbe porre la coscienza al centro di tutto, mentre la scienza, lungi dall’essere declassata, diventa strumento di una conoscenza ancora più ampia.
Nel primo capitolo abbiamo dato spazio al tema delle emozioni, citando la neuroscienziata che ha dedicato la sua vita professionale e privata a studiarne i riflessi biochimici in senso bidirezionale. La prima importante scoperta della Pert fu quella dei recettori degli oppiacei, che diedero ragione circa l’ipotesi di sostanze endogene (endorfine), le quali soddisfano gli esseri umani in modo naturale, senza la necessità di dover ricorrere a pericolosi surrogati (con relativa dipendenza e danni cerebrali) per sperimentare armonia e appagamento. A quella seguirono ricerche sull’incidenza dei neuropeptidi nel funzionamento del sistema immunitario, le cui cellule svelavano la presenza di recettori per tutte le molecole prodotte o stimolate dal sistema nervoso; si approfondiva sempre più la funzione del legame peptide/recettore quale riflesso e base per le emozioni. Si delineava in tal modo la base teorica e scientifica sulla quale la studiosa avrebbe focalizzato la correlazione mente-cervello-corpo in prospettiva psico-neuro-immunologica, ponendo l’accento sulla prevalenza dell’incidenza comunicativa legante/recettore rispetto a quella sinaptica.
Il lavoro della Pert è stato svolto in alcuni dei luoghi più accreditati del mondo scientifico statunitense, dalla Johns Hopkins University, al National Institutes of Health (NIH), al National Institute of Mental Health (NIMH). Il Bio-Explorer si avvale dei risultati di quegli studi che hanno messo in luce la stretta connessione tra emozioni e molecole, a partire dal vissuto soggettivo. Per tale motivo il tipo di sostanza implicata non è affatto casuale ma intimamente legata allo stato d’animo. È così che, ad esempio, la produzione di endorfine è strettamente condizionata da uno stato di piacere, quella di GABA e glicina con una condizione in cui l’individuo reagisce chiudendosi in se stesso mentre, al contrario, un eccesso di glutammato denuncia uno stato di eccitazione alterato; e così potremmo procedere dando significato traslato ad ogni sostanza.
Vediamo ancora una volta dunque come la simbologia costituisca non una pura astrazione bensì un ricorso naturale e innato che funge da collegamento tra universo materiale (le molecole) e immateriale (la psiche) tra i quali le emozioni scorrono portando informazioni, ritmi, messaggi la cui codifica può spettare esclusivamente al protagonista della vicenda. Il medico ha la funzione vitale di accompagnare il paziente in un percorso di decodifica qualora esso si renda necessario al conseguimento di salute, benessere e conoscenza.