La metodica che prende il nome di Bio-Explorer è stata creata per affrontare in modo non invasivo il problema della diagnosi di processi biochimici patologici attivi nelle aree cerebrospinali, utilizzabile anche a livello organico. Per quanto riguarda le prime, sappiamo che, a causa della protezione emato-encefalica, è impossibile conoscere il loro stato tramite prelievi di sangue, urine, ecc. Le varie zone del cervello sono di norma indagabili solo attraverso costose e avanzate tecniche di imaging, le quali, purtroppo, spesso palesano lo stato patologico solo in una fase avanzata, oltre a non poter dare informazioni riguardo la produzione e gli scambi cellulari. Munito di brevetto e basato sulla QED, lo strumento diagnostico è destinato all’uso della classe medica: la lettura dei dati è al contempo scientificamente valutabile (relativamente ai processi biochimici e fisiologici) e simbolica (riguardo i modelli culturali del paziente e le reazioni emotive con cui essi vengono applicati relativamente agli eventi vissuti). Lo spettro che emerge durante visita con Bio-Explorer permette quindi di interpretare la storia fisica e psichica, dal periodo prenatale al presente, con possibilità di agire secondo un criterio terapeutico integrato.
La creazione della metodica racchiude l’essenza del pensiero e delle ricerche di studiosi provenienti da svariate aree scientifiche di pertinenza, cui si aggiungono le competenze ingegneristiche del suo inventore, da anni impegnato nel campo della ricerca biofisica e la realizzazione di strumenti tecnologici a fini terapeutici. Nel nuovo paradigma, l’apparecchio (e l’approccio che il suo utilizzo preclude) si inserisce nel contesto delle scienze antropologiche e mediche, incentrato non solo al recupero della salute ma anche di valori e significati umani di norma trascurati dalla medicina ufficiale. Cura e guarigione diventano in tal modo occasioni per una maggiore consapevolezza, acquisendo accezioni diverse e più ampie rispetto a come l’occidente le ha considerate per secoli. Nella multidisciplinarietà insita nella concezione del Bio-Explorer, il trait d’union di mondi apparentemente lontani sottende una lettura metaforica soggettiva della realtà emotiva individuale, benché fortemente correlata ad un universo culturale e animico. Gli esseri umani vivono le emozioni in modo strettamente personale anche se in risonanza col proprio contesto: ogni individuo è un unicum, frutto della speciale interazione tra il proprio pensiero, il proprio sentito, il proprio corpo e i propri spazi, coi pensieri, i sentiti, i corpi e gli spazi di simili e dissimili.
In passato sarebbe stato inimmaginabile pensare che la biofisica potesse fornire un contributo così significativo relativamente alla sfera psiche-cervello-corpo, evidenziando processi che traducono in molecole il portato di un universo conscio e inconscio. Come pure, sarebbe stata impensabile una rivisitazione delle Scienze antropologiche grazie ad uno strumento informatico, sia pur creato secondo una visione olistica dell’essere umano. Lo scopo, lungi dal voler automatizzare e spersonalizzare la complessità delle dinamiche mente-corpo attraverso la tecnologia, si prefigge esattamente il contrario: trovare nuove chiavi epistemologiche, interpretative e pratiche affinché nulla venga trascurato nella riformulazione di neo modelli di cura e di una nuova concezione dell’esistenza. Lo strumento (dotato di un hardware e un software) rileva un’articolata mole di dati: al medico spetta la capacità di interpretarli sulla base di riferimenti scientifici e simbolici, oltre la fissità di parametri ordinari; virtù che richiede una particolare predisposizione ad allargare le conoscenze di settore ad un livello interdisciplinare. I risultati emergono da un assiduo lavoro di ricerca, iniziato diciotto anni or sono, applicando tecnologie informatiche avanzate e approfondite conoscenze biofisiche alle scienze terapeutiche: qualora queste si prefiggano un orizzonte di cambiamento secondo una nuova percezione di ciò che è l’essere umano, nella individuazione delle dinamiche mentali legate a vissuti, modelli culturali, comportamenti e stili di vita, con le modificazioni bio-fisiologiche che ne derivano.
La filosofia che sottende la creazione della metodica si fonda sull’esigenza -sempre più avvertita, ormai, da decenni a questa parte-, di nuovi referenti esistenziali ancor prima che terapeutici. Il sistema in questione, in perfetta ottica P.N.E.I., permette di focalizzare l’origine mentale ed emotiva quale realtà prioritaria della maggior parte delle malattie, con la possibilità di intervenire contemporaneamente su tutti i versanti, cifra essenziale della vera cura integrata. La considerazione degli aspetti psichici non esclude ovviamente l’incidenza di tutti gli stimoli ambientali che concorrono al quadro finale, ma sottolinea il ruolo preponderante del sentito nel modulare la complessità dei vari fattori epigenetici, a loro volta regolanti l’espressione genica.
L’indagine diagnostica si avvale di una modalità non invasiva grazie a un rilevatore a punta metallica (probe), che registra le frequenze di alcuni terminatori epidermici, punti di sbocco elettromagnetico delle strutture biologiche. Alcuni di essi, riguardanti 20 aree sistemiche, corrispondono ai classici punti di agopuntura, relativi ai meridiani che raccordano su determinati organi, il cui stato cellulare e fisiologico viene verificato in base all’individuazione di una serie di markers, su risonanza di molecole standard eccitatorie esterne, opportunamente diluite e dinamizzate. Altri terminatori permettono di vagliare lo stato di 40 aree cerebro-spinali, nella doppia lateralità destra/sinistra. Quelle che rivelano una certa criticità vengono riesaminate in rapporto all’attivazione di networks neuronali che emettono molecole eccitatorie/inibitorie, sempre sulla base della risonanza di un campione stimolatore. Nella misurazione in tempo reale di neurotrasmettitori, peptidi e ormoni, il valore alterato rappresenta la risposta bio-chimica immediata al trauma, con emissione continua sulle 24 ore,a partire da un’epoca più o meno remota che può risalire anche al prenatale e perinatale. Lo strumento è inoltre dotato di un algoritmo in grado di calcolare il momento in cui l’evento traumatico ha avuto luogo: i dati che emergono dall’indagine permettono una diagnosi completa della condizione del paziente. Qualora all’episodio pregresso non abbia fatto seguito una risoluzione spontanea adattiva o una terapia efficace, la sua individuazione rappresenta la possibilità di una fondamentale presa di coscienza su ciò che mina la qualità della vita.
Dunque, in conseguenza di traumi o impatti emotivi particolarmente significativi (spesso razionalmente ed erroneamente classificati come ‘non gravi’ o ‘superati’), vengono coinvolte precise reti neuronali: quelle che in base all’espressione di sostanze prodotte rappresentano più efficacemente il tipo di trauma vissuto. Le cellule costituenti il network cominciano a emettere o stimolare in modo continuo e non ordinario molecole (neurotrasmettitori, peptidi, ormoni) con funzioni eccitatorie/inibitorie: esse raccordano su aree cerebrali specifiche, indipendentemente da una reale correlazione fisiologica (non tutti i neuroni hanno recettori per tutte le molecole emesse dai vari network), ma strettamente inerenti il vissuto simbolico39. Chiariamo citando un caso emerso in varie occasioni durante visita con Bio-Explorer: l’area interessata risultava essere quella motoria mentre la sostanza che raccordava su essa era la prolattina. Sappiamo che non esistono cellule prolattinergiche sul motorio: ciò che è interessante, invece, è che in questo caso l’associazione sostanza/area cerebrale tenderebbe a mettere in luce una situazione di abuso (reale o sentito), vissuto quale ‘blocco del movimento’, ‘sentirsi incastrati’, ‘paralizzati’, ‘imprigionati’, inibendo il livello sessuale con un ormone specifico. In sintesi, qualunque trauma non superato psichicamente e biologicamente, dopo aver colpito il SNC comporterà inevitabili ricadute sui sistemi periferici (quello immunitario in primis) e sull’organo emblematicamente coinvolto40. L’attivazione delle sostanze emesse, l’area cerebrale e l’organo interessato non è mai casuale ma risponde alla trasduzione simbolica dell’emotività del paziente. Nel primo capitolo abbiamo dato spazio proprio agli aspetti figurativi ed archetipici nel processo di interpretazione della realtà attraverso modelli culturali ed emozioni. Vedremo nelle prossime pagine quanto tutto questo, da apparente astrazione, possa tradursi in patologie e disturbi.
Il Bio-Explorer, si accennava, è inoltre programmato per individuare una serie di markers di vario genere (batterici, virali, immunitari, infiammatori, ecc), proteine e amminoacidi e, di norma, tutto ciò che si verifica a livello cellulare come ricaduta del processo psiconeurobiologico. Lo strumento è pure in grado di registrare una serie di sostanze esogene quali metalli pesanti, microorganismi e valori alcolici, rilevando, in quest’ultimo caso, gravi forme di dipendenza, nella prospettiva di poter risalire all’evento psichico scatenante il bisogno di surrogare la carenza, al fine di mettere a punto un approccio terapeutico più efficace possibile. E ancora: l’ipotesi di infestazione parassitaria in area intestinale, negli organi e perfino in area cerebrale, è di norma trascurata dalla medicina ufficiale, mentre la presenza di varie tipologie di vermi patogeni emerge sovente nelle diagnosi dei medici che utilizzano la metodica. Va da sé che una volta svelate le cause, mirate terapie antiparassitarie permettono di debellare gravi problematiche. Sembrerebbe infatti che molte di esse siano spesso la conseguenza dell’alterazione dei meccanismi di regolazione per effetto degli organismi ‘ospiti’, sia come azione diretta, sia come concausa di altre malattie. Se è vero che questa circostanza rappresenta un episodio accidentale, esogeno, è pur certo che i suoi esiti dipendono da un terreno più o meno turbato e alterato da moventi psichici, oltre a richiamare spesso traumi che colpiscono il cervello addominale.
Nonostante il bagaglio di conoscenze di cui oggi godiamo, si tendono ancora a ignorare le cause di ricadute che originano in dimensioni diverse da quelle fisiche, mentre l’uomo antropologicamente ha una visione completa della realtà, come proiezione biunivoca dei piani materiali e immateriali. C’è da riflettere sul fatto che la storica scissione mente-corpo sia stata la conseguenza di un puro atto intellettuale, attività elettiva che smette di porsi al servizio dell’uomo quanto più si riduce a pretto razionalismo. Di conseguenza, come sappiamo, nel corso dei tempi le due dimensioni che caratterizzano la realtà sono state sempre più isolate l’una dall’altra anche a fini strategici, relegando l’entità mente/spirito solo nell’ambito delle religioni propriamente dette, delle filosofie, delle arti, come mera espressione estetico-creativa. Dimenticandoci che pure quella medica era (e dovrebbe essere) considerata un’arte, termine che racchiude in sé la radice ar, la stessa che troviamo in armonia, come puntualizzato nella prima pagina del presente lavoro.
Un approccio che miri al recupero dell’innato linguaggio simbolico, integrato da una approfondita conoscenza biomedica e tecnologica, può davvero contribuire ad una svolta epocale. Ogni atto pratico, ogni aspetto solo apparentemente materiale, sottende significanti e significati; lo stesso dicasi per il corpo, i suoi componenti e le relative metafore a livello di organi, tessuti, sistemi, cellule, proteine, enzimi, ormoni, neurotrasmettitori. Lo strumento in oggetto, modellato sulla base concettuale di un nuovo umanesimo, coglie i pregressi emotivi che permangono nel presente attraverso il dialogo profondo e costante tra sostanze e recettori. Ai pazienti viene resa in tal modo per intero la loro storia, e con essa maggiore dignità e nuove prospettive, soprattutto se si agisce a livello preventivo. Quale contributo potrebbe rappresentare tutto ciò per la medicina ufficiale che tende, se pur involontariamente, per limiti di carattere culturale e burocratico, a ignorare e di conseguenza negare fondamentali pezzi di vita. Si ricorda che ‘simbolo’ procede etimologicamente dal greco symballo, composto da due radici che rimandano più o meno al significato di ‘unire due parti distinte’.
Il Bio-Explorer racchiude un modo tecnologicamente avanzato di fare arte medica, fornendo una diagnosi completa e consentendo di simulare una terapia che procede su più fronti. Da un lato si mira alla cura dei sintomi e delle problematiche a livello sistemico ripristinando le funzioni cellulari ottimali; contemporaneamente si provvede al riequilibrio delle reti neuronali implicate, disattivando i processi eccitatori/inibitori oltre i valori nominali. Si aggiunga l’approccio empatico col paziente, accompagnato nella presa di coscienza delle proprie tematiche. Nel pieno rispetto delle sue volontà, egli viene incoraggiato ad attingere ad un sano ‘nutrimento emozionale’, a integrare nella propria vita attività creative, nuovi stili di vita, psicoterapie mirate; a riscoprire capacità trasformative latenti, a far tesoro delle proprie esperienze, a mettere in atto una consapevolezza critica, ma non giudicante, nei confronti dei propri modelli limitanti e la prospettiva di poterli modificare o integrare.