Applicando il metodo costituito dalla Terapia dei nuclei profondi risulta possibile attuare una ripolarizzazione istantanea (ossia nell’arco di un’unica sessione di lavoro) di stati emozionali negativi, legati ad eventi traumatici anche molti antichi ma ancora attivi in età adulta.
Per quanto riguarda in particolare la genesi della malattia somatica, questo metodo prende le mosse dal concetto di «regia».
Se consideriamo la malattia come una sorta di «messaggio» (sulla base di un legame simbolico-analogico con lo stato emozionale spiacevole non adeguatamente elaborato), essa costituirebbe anche l’ultimo anello di una catena processuale formata da diverse fasi.
Accadrebbe che diversi meccanismi funzionali verrebbero ordinati secondo una precisa sequenza, in modo tale da esitare nella malattia. Si tratterebbe di un processo finalizzato e che come tale implica una qualche forma d’intelligenza e deliberazione. La domanda a questo
punto è: chi guida questo processo in modo intelligente e finalizzato? La risposta fornita dalla TNP è le nostre «parti» o appunto i nostri «nuclei profondi».
Si tratta di nuclei di consapevolezza e deliberazione non integrati nella compagine globale della personalità, che appaiono carichi delle antiche emozioni spiacevoli che hanno caratterizzato le situazioni traumatiche della nostra infanzia (soprattutto nei primi tre anni di vita).
Gli stati emozionali ancora attivi sin da quell’epoca costituirebbero il quid energetico necessario a compiere il «lavoro» costituito dalla deviazione rispetto alla naturale tendenza omeostatica che rappresenta lo stato di salute.
Sarebbe questa energia a essere impiegata in modo intelligente (ossia ordinato) con il fine di alterare quei meccanismi fisiologici che condurrebbero, come ultimo anello di questa complessa catena processuale, alla malattia del corpo (per fare un esempio, nella sclerosi
multipla si attua uno squilibrio del sistema immunitario con aumento di produzione di anticorpi diretti contro la guaina mielinica neuronali, il che può esitare nella paralisi degli arti inferiori).
Tutto ciò implica una conoscenza implicita quanto precisa dei diversi meccanismi funzionali somatici e quindi una precisa volontà a produrre proprio quel dato effetto funzionale o organico, espressione dell’emozione negata. Si tratterebbe, in altre parole, di una vera e propria regia.
Secondo il costrutto teorico della TNP, ad attuare questa regia sarebbe una parte denominata «Bambino rifiutato», mentre un’altra, denominata «Adulto egemone», ricoprirebbe il ruolo di esecutore. Il Bambino rifiutato sarebbe la parte carica dell’antica sofferenza, mentre
l’Adulto egemone costituirebbe una sorta di antropomorfo psichico, incarnazione dell’assetto difensivo-adattivo messo in atto dal bambino (la persona in carne ed ossa di allora) per far fronte agli stati emozionali spiacevoli del Bambino rifiutato.
Se questa sorta di regista interno è in grado di gestire in modo oculato quest’energia emozionale in modo intelligente e con il fine di produrre la malattia, occorrerà cambiare favorevolmente la sua condizione per rimuovere quello che possiamo definire «l’alimentatore
energetico della malattia». Qualsiasi intervento terapeutico che non tenesse prioritariamente conto del potere di questo regista interno sul nostro organismo psicofisico, non terrebbe conto della forza delle antiche emozioni nel creare ogni sorta di problemi, incluse le malattie
somatiche.
Per quanto riguarda l’aspetto operativo, la TNP si applica nella forma di laboratori che possono avere una durata che va da 90 a 150 minuti. Nel corso di questi laboratori il terapeuta si pone come obiettivi:
a) ripolarizzare gli stati emozionali spiacevoli del Bambino rifiutato, trasformando cioè l’antica sofferenza in stati emozionali di risorsa
b) ristrutturare le manovre dell’Adulto egemone, che hanno fino a quel momento creato un circuito che si autoalimenta interagendo con gli stati emozionali del Bambino rifiuato (circuito in cui l’energia emozionale va dilatandosi e rafforzandosi).
Al termine della prima fase diagnostica la paziente viene sottoposta a una sessione di lavoro con la TNP della durata di circa 2 ore. Il terapeuta che applica la TNP non è al corrente dei risultati delle rilevazioni mediante Bio-Explorer della prima fase diagnostica (l’unica cosa di cui è al corrente è che si tratta di una persona che soffre di asma).
Nel corso del lavoro emerge quello che presumibilmente costituisce uno dei traumi originari, a cui sono legati gli stati emotivi di cui è carica la Bambina rifiutata. A 3 anni sta per partire per le vacanze con la madre e prova paura, perché il padre potrebbe perdere il treno.
Questo episodio mostra il significato di trauma poiché in esso viene a cristallizzarsi un rapporto di fondo preesistente. La bambina si sente profondamente triste perché i genitori non vanno d’accordo e prova molta paura percependo il padre come violento.
Inoltre, si sente afflitta da una profonda infelicità, avendo la sensazione che egli le sottragga la possibilità di godersi il suo essere bambina. Si tratta del complesso stato emozionale spiacevole (a cui va aggiunta la rabbia, quale emozione reattiva a quelle primarie) di cui
si nutrirà la Bambina rifiutata.
Le situazioni traumatiche alla base degli stati emozionali spiacevoli che – una volta negati
– influiranno sul quadro molecolare cerebrale e somatico, non sono quindi necessariamente «traumi» in senso stretto, non essendo necessariamente caratterizzati da fatti di per sé traumatici, come abbandoni, incidenti, violenze, la scomparsa di un familiare.
Si tratta più spesso di situazioni che fungono da catalizzatore per la consapevolezza nei confronti di modelli relazionali che fino a quel momento erano rimasti sullo sfondo (nel subconscio) e da cui ora emerge alla consapevolezza quella particolare situazione come “figura”.
Tale figura viene codificata nella forma di gesti visti, parole udite, toni di voce, espressioni del viso, pensieri fatti in relazione a tutto ciò, elementi da cui scaturiscono particolari stati emozionali spiacevoli. Sono, dunque, tali stati emozionali a caratterizzare il trauma
come tale, non necessariamente quando accade in quella situazione.
Anche se con notevolissime resistenze, dovute all’azione di un Adulto egemone volto alla protezione nei confronti del pericolo rappresentato dall’emergere delle antiche emozioni, la paziente riesce a porre in atto i passi che le permettono un’almeno parziale ripolarizzazione emozionale. Al termine della sessione di lavoro afferma di provare una sensazione di benessere.