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DIAGNOSI PRECOCI DI MALATTIE 

Intervento di Francesco Castrica lunedì 6 giugno 2011 8.08.27
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Introduzione

Sono certamente di parte, ma la possibilità di ottenere diagnosi precoci di patologie a medio-lunga percorrenza, deve essere divisa in due tempi: prima e dopo l'avvento del Bio-Explorer.   Vediamo perché.    E' possibile fare una diagnosi in condizioni asintomatiche?  Che garanzia abbiamo che, nel tempo, la condizione di danno riscontrata non regredisca e non diventi più una malattia importante?  Dobbiamo fare alcune premesse chiarificatrici:

Lo stato dell'arte attuale

I protocolli di procedura della medicina prevedono spesso che per poter dichiarare una diagnosi di patologie neuro-degenerative (Es.: Alzheimer), siano presenti almeno due dei sintomi caratteristici della patologia.   La letteratura dimostra però che al momento della diagnosi fatta in questo modo, in media il 50-70% dei neuroni è già andato perduto! 34), 35), 36).    Per alcune patologie il problema non sussiste: caso tipico i tumori.   Prima vengono identificati, prima possono essere rimossi, ma anche qui la domanda si pone: si svilupperanno o verranno distrutti dal sistema immunitario?   In entrambe queste categorie, le più pericolose, oggi per avere una diagnosi, il danno si deve "vedere", le varie tipologie di imaging (TAC, risonanza, PET, etc.) devono esssere in grado di identificare il problema.  Dati uleriori ricavati con esame obiettivo del paziente e con analisi del sangue, urina o altro, creano un quadro anamnestico che porta alla diagnosi da parte del medico specialista.

Secondo caso, i tumori: anche in questo caso i metodi di indagine in uso scoprono il problema quando è ormai ben maifesto ed i sintomi sono evidenti.  Spesso è troppo tardi.

Cosa è scritto in letteratura sul tema

 J. Karitzky[3], parlando della sclerosi laterale amiotrofica (SLA - ALS - Amyotrophic Lateral Sclerosis) e della corea di Huntington (HD - Huntington Disease), dichiara che entrambe le patologie in fase pre-clinica, possono essere drammaticamente influenzate dagli interventi terapeutici.  Mark Mehler[4] ritiene che la capacità di identificare uno stato di vulnerabilità neuronale in individui pre-sintomatici, quindi prima del danno cellulare irreversibile, possa alimentare lo sviluppo di interventi terapeutici preventivi di varia natura.  Andrew Eisen e Charles Krieger[5] nel loro libro Amyotrophic Lateral Sclerosis, dichiarano che sarebbe ideale poter applicare una terapia all’ALS durante il periodo pre-sintomatico, prima che intervenga la morte neuronale.

Per quanto concerne la terapia della malattia di Alzheimer (AD - Alzheimer Disease), molto diffusa negli anziani, Catherine Rottkamp[6] sollecita un uso profilattico di sostanze terapeutiche nella popolazione anziana, tenendo conto della natura non-rigenerante del SNC e di una diagnosi che oggi avviene solamente nello stadio finale della patologia.

Michael Swash nello stesso documento citato, dichiara che l’esigenza di una diagnosi precoce nell’ALS rispecchia quella della diagnosi precoce nel cancro.  Tanto più è precoce, tanto maggiori saranno i vantaggi in termini di sopravvivenza, qualità della vita, minor peso sociale e assistenziale   per la famiglia.

Paulsen JS[7] afferma che la perdita di neuroni precede l’espressione fenotipica dell’Huntington. Tests di tipo neuropsicologico mostrano sintomi di malattia due anni in anticipo rispetto ai segni motori caratteristici.

Per quanto concerne la terapia della malattia di Alzheimer (AD - Alzheimer Disease), molto diffusa negli anziani, Catherine Rottkamp[6] sollecita un uso profilattico di sostanze terapeutiche nella popolazione anziana, tenendo conto della natura non-rigenerante del SNC e di una diagnosi che oggi avviene solamente nello stadio finale della patologia.

Michael Swash nello stesso documento citato, dichiara che l’esigenza di una diagnosi precoce nell’ALS rispecchia quella della diagnosi precoce nel cancro.  Tanto più è precoce, tanto maggiori saranno i vantaggi in termini di sopravvivenza, qualità della vita, minor peso sociale e assistenziale   per la famiglia.

Paulsen JS[7] afferma che la perdita di neuroni precede l’espressione fenotipica dell’Huntington. Tests di tipo neuropsicologico mostrano sintomi di malattia due anni in anticipo rispetto ai segni motori caratteristici.

Innumerevoli esperimenti su animali dimostrano che le stesse molecole che svolgono azione terapeutica, se somministrate all’inizio del processo patologico, sono del tutto inefficaci quando il processo predetto è in una fase più avanzata

L'avvento del Bio-Explorer

L'avvento del Bio-Explorer ha cambiato la situazione in modo profondo per due motivi: la grande sensibilità ci permette di individuare processi patologici attivati anche in una fase ultra-iniziale, inoltre possiamo identificare il meccanismo che ha dato origine alla patologia e rimuoverlo.   Eseguendo almeno un test l'anno, in teoria nessuno si dovrebbe più ammalare!     I cinesi dicono: se mi ammalo, cambio medico.  Il Bio-Explorer consente di avvicinarsi a questa ipotesi, ma i limiti restano.  Prima fra tutti l'impossibilità di indagare tutte le aree cerebrali, tutti gli organi interni, processo per processo, tutto di tutto insomma, in una visita.  Ci voirrebbe un giorno intero per una persona.  In compenso, possiamo individuare rapidamente le aree cerebrali o sistemiche nelle quali la regolazione omeostatica è al di sotto o molto al di sopra dei valori ordinari.  Questo è un modo per avere un'indicazione accettabile di dove mettere le mani per cercare la presenza di eventuali processi patologici attivi.    Chiarisco che stiamo parlando solo di processi biochimici elementari, ma caratteristici anche di patologie serie, per cui, lasciati attivi per tempi lunghi, potrebbero portare a gravi conseguenze.   La probabilità di sviluppare una patologia importante partendo da processi biochimici di base, è legata al tipo di processo rilevato (ossidativo, gliocsilante, infiammatorio, etc.), all'area in cui si manifesta, alle condizioni del "terreno biologico", etc.

Parlando di Alzheimer a titolo di esempio, se vediamo la molecola B-Amiloide ad alti livelli e contemporaneamente la proteina protettiva myo-Inositolo è bassa, la proteina Tau alta, mentre varie citochine infiammatorie sono elevate (IL-1, Il-6, IL-8, etc.) e sono presenti anche markers legati a meccanismi eccitotossici,  tutto questo nell'area del temporale sinistro o destro, la probabilità di evoluzione di una problema del cognitivo è obiettivamente elevata.   Con ulteriori marcatori possiamo quindi approfondire il quadro e vedere se vi sono inclusioni neuronali tipiche di una DLBD, o componenti vascolari, il danno di DNA ed mtDNA da radicali ossidrilici o acido ipocloroso, formazione di carbonili di zuccheri o proteine, metalli liberi, xantina ossidasi alta, omocisteina alta, etc.    La grande sensibilità del Bio-Explorer permette di rilevare i dati per definire un quadro come quello descritto anni prima dei sintomi clinici.  Sta poi al medico che esegue le indagini decidere che diagnosi fare o reinviare il verdetto a successive indagini, iniziando però immediatamente a contrastare i processi attivi con una adeguiata terapia. 

Le somatizzazione di conflitti

Un aspetto particolare è costituito dalla possibilità di individuare tipologie di neuroni rimasti attivati in una o più aree cerebrali.   Le sostanze emesse dal neurone in continuazione per giorni, mesi od anni, auto-ossidano e danno inizio a catene di processi biochimici che, nel tempo, portano a patologie neurodegenerative, degenerative, tumorali, etc.. Alcune delle sostanze emesse, in funzione della loro tipologia (inibitori, depressori), modulano fino ad inibire, il sistema immunitario.  Non dimentichiamo che le membrane dei linfociti hanno recettori per quasi tutti i neuropeptidi, compresi gli inibitori.  Se poi nelle cellule di un 'organo periferico le mambrane vedono moltiplicati notevolmente i recettori per i predetti neuropeptidi, neurotrasmettitori e steroidi, le conseguenze sono ovvie!     Le sostanze eccitatrici portano, al contrario, a modificazioni anche vistose delle regolazioni interne (Es: peristalsi, pressione del sangue, ritmo cardiaco, agitazione nel comportamento, etc.). 

Da questa breve analisi si deduce che, se è vero che il meccanismo di attivazione di processi patologici che portano, nel tempo, a manifestazioni cliniche etichettate in modo specifico (Alzheimer, SLA, tumore, degenerazione articolare, etc.), può estinguersi, non è detto che l'evoluzione della patologia si interrompa.      Molti danni all'mtDNA (in particolare) e DNA, sono irreversibili, con conseguente prosecuzione della patologia pur essendo cessato il meccanismo attivatore.      Solo nelle fasi molto iniziali di stato patologico possiamo ottenere una interruzione "spontanea" dovuta alla disattivazione della somatizzazione di un conflitto, ma come facciamo a sapere, se non con un'indagine strumentale col BE,  se abbiamo superato il limite di non ritorno oppure no?   

La risoluzione spaziale del Bio-Explorer

L'associazione pattern neuronale attivato - patologia in sviluppo non è sempre fattibile, in quanto la risoluzione spaziale del Bio-Explorer ha i suoi limiti:  non possiamo distinguere un'attivazione sul bulbo, ponte o mesencefalo (ne il singolo gruppo di neuroni all'interno), poiché tutte sono viste sul "Tronco Encefalico", quindi un pattern neuronale iniziale nel tronco encefalico può evolvere clinicamente verso un cheratocono, un Parkinson o diventare anche una SLA o altro.   Ovviamente l'esame di altre aree cerebrali ed i dettagli dei processi biochimici attivi ci aiutano a discriminare le patologie non conclamate, ma la probabilità di errore diminuisce solamente con l'evolvere dei processi e quindi della patologia.   E' d'altro canto vero che i neuroni attivati stanno creando danni localmete ed in periferia, pertanto

disattivare ogni somatizzazione rilevata è sicuramente la via migliore di prevenzione per qualsiasi patologia non dipendente in modo determinante da agenti esterni (sostanze tossiche, alimentazione errata, sedentarietà o altro).  

Non si tratta di affibiare etichette, come usualmente si vede fare, ma di rimuovere lo stato allostatico per ritornare alla condizione di regolare omeostasi sia nelle aree cerebrali che negli organi periferici.    In queste condizioni il processo di decadimento cerebrale ed organico resta quello fisiologico dell'invecchiamento e non vi sono alterazioni o forzature che lo accelerino con patologie più o meno gravi.

La diagnosi di patologia non deve obbligatoriamente ricadere in una delle tante etichette, un numero enorme, in cui sono suddivisi i nostri sintomi.  Ognuno di noi ha vissuto un certo tipo di eventi reagendo emozionalmente in un certo modo, tutto suo, avendo una condizione a livello generale e locale ben definita, con una probabilità di richiamare eventi vissuti che può essere continua, rara o nulla, con sovrapposizione di quadri patologici diversi, nati in momenti successivi ed ancora non risolti o in risoluzione, in condizioni ambientali ben definite, etc.   Lo stato allostatico presente (quindi patologico) sarà la conseguenza di tutte queste ed altre componenti.  L'annuncio di una patologia grave genera di per se un'alta probabilità di attivarne un'altra, quindi perchè fare diagnosi precoci per etichette?    Il medico può benissimo descrivere la situazione ed invitare il paziente a cambiarla ed inoltre aiutarlo con sostanze adeguate per contrastare i processi biochimici constatati attivi e per questa via, come dicono i cinesi, non si ammalerà e non avrà bisogno di cambiare medico!    

 Bibliografia:

[2] Michael Swash - Early diagnosis of ALS/MND - Journal of the Neurological Sciences 1998 160 S1: S33-36
[3] J. Karitzky et al – Imaging and neurochemical markers for diagnosis and disease progression in ALS - Journal of the Neurological Sciences 2001 191: 35-41
[4] Mark Mehler et al - Developmental mechanisms in the pathogenesis of neurodegenerative diseases - Progress in Neurobiology 2001 63: 337-63
[5] Andrew Eisen, Charles Krieger Amyotrophic Lateral Sclerosis Cambridge University Press 1998
[6] Catherine Rottkamp et al - Will antioxidant fulfill their expectations for the treatment of Alzheimer disease? – Mechanism of Aging and Development 2000 116: 169-79
[7] Paulsen JS, Zhao H, Stout JC, Guttman M, Shoulson I – Clinical markers of early disease in person near onset of Huntington’s disease – Neurology 2001 57: 658-62
[8] Jonathan Fallon: MPP+ produces progressive neuronal degeneration which is mediated by oxidative stress - Exp Neurol 1997 144: 193-198
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[10] Iwasaki Y et al The diagnostic pathway in amyotrophic lateral sclerosis – Neuron Disord 2001 Sep; 2(3): 123-26
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[13] Michael E. Phelps: Positron emission tomography provides molecular imaging of biological processes – PNAS 2000, 97: 9226-33
[14] Catherine Rottkamp et al - Will antioxidant fulfill their expectations for the treatment of Alzheimer disease? – Mechanism of Aging and Development 2000 116: 169-79
[15] Paulsen JS, Zhao H, Stout JC, Guttman M, Shoulson I – Clinical markers of early disease in person near onset of Huntington’s disease – Neurology 2001 57: 658-62
[16] Hitoshi Marita, Takeshi Hayashi, Tetsuro Marakami, Yasuhiro Manabe, Loji Abe Oxidative damage to mitochondrial DNA in spinal motoneurons of transgenic ALS mice - Molecular Brain Research 2001 89: 147-52
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[18] Tabner BJ, Turnbull S, El-Agnaf OM, Allsop D – Formation of hydrogen peroxide and hydroxyl radicals from Aβ and α-synuclein as a possible mechanism of cell death in AD and PD – Free Rad Biol Med 2002 32: 1076-83.
[19] J Karitzky, AC Ludolph – Imaging and neurochemical markers for diagnosis and disease progression in ALS – J. Neurological Sciences 2001 191: 35-41
[20] Seiji Kikuchi, Akihiko Ogata, Kazuyoshi Shimpo et al – Detection of an Amadori product, 1-hexitol-lysine, in the anterior horn of the ALS and SBMA spinal cord: evidence fora an early involvement of glycation in motoneuron disease – Acta Neuropathol 2000 99: 63-66
[21] Soledad Miranda, Carlos Opazo, Luis F. Larrondo, Ribaldo C. In estrosa – The role of oxidative stress in the toxicity induced by amyloid β-peptide in Alzeimer’s disease – Progress in Neurobiology 2000 62: 633-48
[22] Shoichi Sasaki,– Immunoreactivity of β-amyloid precursor protein in ALS – Acta Neuropathol 1999 97: 463-68
[23] Stefane Hunot, Andreas Hartmann, Etienne C. Hirsch – The inflammatory response in the Parkinson’s brain – Clinical Neuroscience Research 2001 1: 434-43
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[25] Paolo Bellavite – Biodinamica – Tecniche Nuove
[26] Shashadhar Samal et al., Unaspected solute aggregation in water on diluition – Chem Comm 2001, 2224-25
[27] Paolo Bellavite Biodinamica – Tecniche Nuove 1998
[28] Y. Thomas, M. Schiff, L. Belkadi, P. Jurgens and J. Benveniste – Activation of human neutrophils by electronically transmitted phorbol-myristate avetate – Medical Hypoteses 2000 54: 33-39
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[31] Smith C.W. Electromagnetic effects in humans in: Biological coherence and response to external stimuli – Springer-Verlag, Berlin-Heidelberg 205-232
[32] Nuclear medicine and acupuncture message transmission. J Nucl Med. 1992 Mar;33(3):409-12.
[33] Davide Trotti, Niels C. Danbolt A. Volterra Glutamate transporters are oxidant-vulnerable: a molecular link between oxidative and excitotoxic neurodegeneration? – TiPS 1998 19: 328-334
34)  Kedar N Prasad et al – Multiple antioxidants in the prevention and treatment of neurodegenerative disease: analysis of biologic rationale – Curr Opin Neurol 1999 12: 761-770     

35)  J J Kril et al – Neuron loss from the hippocampus of Alzheimer’s disease exceeds extracellular neurofibrillary tangle formation – Acta Neuropath 2002 103: 370-6         

36)  J Ravits et al – Implication of ALS focality – Neurology 2007 May 8;68(19):1576-82.    

 

LETTERATURA DA COMPLETARE

  

 

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