Molte demenze di origine neurodegenerativa sono genericamente definite come “Alzheimer”, mentre nella realtà le tipologie dei processi patologici sono diverse, con conseguente modificazione dell’espressione clinica che spesso è molto difficile differenziare in una fase precoce con la potenzialità diagnostica convenzionale. La differenziazione è molto probabilmente ascrivibile ai diversi simboli collegati con l’evento traumatico vissuto, che portano a colpire il corticale temporale piuttosto che il frontale, emisfero affettivo o razionale, etc..

Anche in questo caso le condizioni dello stato biologico generale dell’area interessata sono determinanti per definire la soglia di attivazione del processo degenerativo. La presenza di metalli pesanti che attivino reazioni Fenton-simili con grande produzione di radicali ossidrilici OH°, carenza di antiossidanti (GSH, GSH-Px, Ubichinolo, RRR-α-tocoferolo, etc.) o bassi livelli di ATP per scarsa funzionalità mitocondriale, alterazioni del Ph, etc., portano a degradare le condizioni generali delle cellule, predisponendo l’attivazione della patologia con l’espressione continua di neurotrasmettitori per trauma psichico, anche a livelli moderati. Stati infiammatori cronici, glicosilazione attiva per tempi lunghi o stato di stress in fase di resistenza, contribuiscono ad un ulteriore degrado. In letteratura si evidenzia come bassi livelli di glutammato in accumulo in tempi lunghi sui recettori per disfunzione delle proteine di trasporto, porti a danni maggiori che non la loro espressione ad alti livelli per tempi più ridotti.

I protocolli standard attualmente in uso in geriatria (NINDS-ADRDA guidelines for Alzheimer’s disease), prevedono la presenza di almeno due dei sintomi classificati, per poter effettuare una diagnosi definita e quindi intervenire, nello spirito di salvaguardare il paziente da possibili errori diagnostici e “falsi allarmi” con conseguenze psicologiche sul soggetto ed i familiari. Questo modo di ragionare ha portato al fallimento terapeutico della neurologia che in un secolo e mezzo non è riuscita a migliorare significativamente la capacità terapeutica delle patologie neurodegenerative!

Riteniamo invece di grande importanza intervenire a livello terapeutico proprio nella fase iniziale, molto meglio se pre-sintomatica, quando la percentuale di neuroni danneggiati o perduti è ancora minima. Potendo osservare col Bio-Explorer i processi biochimici attivi e conoscendo le vie per contrastarli, ogni ritardo è deleterio per il paziente.

Si tratta, a nostro avviso, di non creare allarmi, ne di dichiarare inutili etichette di patologia, semplicemente rimuovere il trauma che ha portato all’espressione continua di neurotrasmettitori e neuropeptidi con conseguente passaggio in uno stato allostatico delle regolazioni cellulari, correggere la dieta alimentare e, se necessario, contrastare i processi biochimici attivi di tipo ossidativo ed infiammatorio (od altro). Ulteriori tests diradati nel tempo, per controllare l’evoluzione della situazione, possono contribuire ad una certa sicurezza per l’interessato.

Per rafforzare quanto detto è bene tenere presente che le vie di indagine usate oggi a disposizione, sono in grado di riconoscere solo danni già visibili, quindi ben strutturati, con un livello di sensibilità basso. Quando il danno si vede, ormai è già avvenuto! La estrema sensibilità del Bio-Explorer, in grado di operare con livelli di espressione molecolare dell’ordine delle picoMoli, consente invece di definire un’attività patologica molto prima che sia visibile da imaging, quindi con un livello di danno minimo. I danni di origine ossidativa all’mtDNA dei neuroni interessati, potranno quindi essere minimi per qualità e quantità di neuroni coinvolti, ed evitare l’innesco di meccanismi eccitotossici la cui soglia di attivazione, ricordiamo, è legata al livello di ATP prodotto e quindi proprio all’efficienza dei mitocondri.

Soltanto evidenziando un processo neurodegenerativo in una sua fase ultra-iniziale sarà possibile tamponarlo adeguatamente, quando l’imaging lo rivela, ormai è già troppo tardi!