Gli organismi unicellulari sono stati, come dicevo, gli unici abitanti del nostro pianeta per ben più di 2 miliardi e mezzo di anni. Ma ’evoluzione, come sosteneva il biologo francese Jean-Baptiste de Lamarck, ha portato poi, grazie ad una sinergia e ad una cooperazione reciproca, allo sviluppo di forme di vita più complesse. A dispetto della concezione darwiniana della lotta per l’esistenza, le cellule hanno
scoperto che, aggregandosi, potevano interagire con l’ambiente con maggiori possibilità di adattamento e sopravvivenza. Si formarono così comunità pluricellulari sempre più complesse, fino a costituire gli organismi complessi che conosciamo nelle svariate forme degli esseri viventi, compresi noi esseri umani.
In questo processo evolutivo dagli organismi unicellulari agli organismi complessi, si creano, ovviamente, differenziazioni e specializzazioni. Una specifica funzione, ad esempio l’assimilazione d’energia, che in un organismo unicellulare è assolta da uno specifico organello all’interno del citoplasma, nell’organismo complesso diventa “competenza” di un organo ben preciso, formato da tessuti specializzati in tale funzione: l’intestino. L’organismo complesso diventa, quindi, un sistema di sistemi specializzati (organi ed apparati). Si sviluppano tessuti specializzati,
che compongono organi, i quali formano a loro volta apparati o sistemi deputati alle macrofunzioni dell’organismo: respirazione, digestione, emunzione, riproduzione, movimento, ecc.
Lo schema autopoietico in un organismo complesso come un cane o come nell’essere umano, pertanto si realizza attraverso le relazioni tra le specifiche funzioni degli apparati che lo compongono, che generano i vari processi in grado di mantenerci in vita.
In un organismo complesso, si specializza e si sviluppa anche uno specifico sistema con la funzione di regolare l’interazione con l’ambiente decodificando le informazioni e generando delle risposte adatte nonché di coordinare la relazione tra gli apparati che costituiscono l’organismo: il sistema nervoso.

Il cervello umano, l’organo del sistema nervoso più sviluppato tra gli organismi viventi.     Il cervello umano, l’organo del sistema nervoso più sviluppato tra gli organismi viventi.

Il cervello umano, l’organo del sistema nervoso più sviluppato tra gli organismi viventi.

È curioso notare come l’embriologia c’insegna che il sistema nervoso si forma dallo stesso foglietto embrionale - l’ectoderma - da cui si sviluppano i tessuti di rivestimento esterni. Ci ricorda, per caso, la membrana cellulare, deputata alla regolazione dell’interazione con l’ambiente? Ebbene si! Il cervello di un organismo deriva dallo sviluppo e dalla specializzazione di quella funzione che a livello cellulare è a carico della membrana.
Nonostante lo sviluppo e la specializzazione incredibilmente articolata, anche negli organismi complessi l’imperativo fondamentale rimane, in ogni caso, lo stesso: mantenersi in vita e riprodursi. Per questo, il concetto cardine resta l’omeostasi e, per la gestione della sopravvivenza, troviamo, quindi, le stesse funzioni necessarie:
• Poter percepire la mancanza di equilibrio, sia nell’ambiente esterno che in quello interno.
• Poter conservare le disposizioni ad intervenire (bagaglio di conoscenza).
• Poter fare qualcosa per prevenire o correggere la mancanza di equilibrio, ovvero possedere una serie di funzioni vitali.
L’organismo complesso come quello di un essere umano, resta un “sistema omeostatico”. I vari sistemi ed apparati - respiratorio, digerente, urogenitale, endocrino, ecc. - sono in continua interconnessione tra loro, secondo una circolarità che si automantiene; il sistema nervoso diviene il sistema specializzato e deputato alla regolazione “cognitiva” della vita: mente e cervello cominciano ad andare a braccetto, anche se la precisa relazione tra loro è rimasta un mistero per secoli. Di fatto, se gli organismi unicellulari regolano il loro adattamento mediante risposte biochimiche, con lo sviluppo di un sistema nervoso, gli organismi acquistano la possibilità di arricchire le proprie possibilità di risposta mediante vie e circuiti neuronali. Il sistema nervoso conosce l’ambiente esterno e l’ambiente interno, è depositario, attraverso la memoria di tutta una serie di disposizioni utili in caso di necessità e coordina di concerto il funzionamento di tutti gli altri apparati.

 

Organizzazione degli organismi complessi nella relazione con l’ambiente. Il cervello media ogni attività viscerale in relazione a ciò che succede nel rapporto con l’ambiente.

Organizzazione degli organismi complessi nella relazione con l’ambiente. Il cervello media ogni attività viscerale in relazione a ciò che succede nel rapporto con l’ambiente.

Quando dico che il sistema nervoso “conosce”, intendo dire che il sistema nervoso è “in connessione” e, quindi, “ha cognizione”: non mi riferisco in ogni caso al senso di conoscere come lo sperimentiamo noi esseri umani. Per il momento voglio sottolineare che il sistema nervoso è in grado di percepire i segnali che si originano da due fonti: Da un lato, il sistema nervoso è in connessione con l’ambiente esterno (e quindi lo percepisce) attraverso i cinque organi di senso: la membrana di un organismo unicellulare ha a disposizione le proteine “recettori”, un organismo umano ha a disposizione cellule ben più specializzate quali quelle della retina, delle papille gustative, le cellule olfattive, dell’apparato uditivo e della sensibilità cutanea. Il cervello, quindi, può avere delle “immagini” o “rappresentazioni” del mondo esterno attraverso questi canali. Dall’altro lato, il sistema nervoso è in connessione con l’ambiente interno, invece, (e quindi lo percepisce) attraverso lo stato del milieu interno, dei visceri, dell’apparato muscolo-scheletrico e vestibolare e del tatto fine. Ad esempio, la composizione biochimica del sangue e dei fluidi vitali, quali la glicemia, la pressione sanguigna, la saturazione d’ossigeno, il pH, ecc. vengono captate a livello nervoso mediante recettori specifici a livello ipotalamico (Kandel, 1991) e funge da monitoraggio continuo dello stato di quel ambiente interno dove vivono organi e tessuti. Oltre a questo, al cervello arrivano continui segnali che provengono anche dalla muscolatura liscia dei vasi, e dai singoli tessuti che formano i vari organi del corpo; tali connessioni permettono un monitoraggio continuo anche dello stato viscerale dell’organismo (Craig, 2002). Infine, al cervello arrivano anche continui segnali dall’apparato muscolare e vestibolare: tali segnali informano sullo stato posturale e motorio del corpo, permettendo un monitoraggio continuo dello stato di tensione, rilassamento, equilibrio, ecc. In altri termini, attraverso tutti questi segnali che provengono dall’interno, il cervello “sa” sempre anche com’è lo stato complessivo dell’organismo, rappresentato dai parametri vitali, e dallo stato generale delle funzioni dei vari sistemi ad apparati.
Il cervello, quindi, ha delle “rappresentazioni” precise dello stato dell’organismo stesso, come per gli organismi unicellulari, solo  estremamente più raffinate e particolareggiate. Questa cognizione che arriva dall’interno - vedremo - è il punto decisivo per la comprensione del conflitto biologico. In ogni caso, non dobbiamo cadere nella tentazione di considerare la percezione dell’ambiente
esterno come se fosse qualcosa di separato dalla percezione dell’ambiente interno: come abbiamo visto a proposito degli organismi unicellulari, non esiste una percezione pura dell’oggetto nemmeno per noi esseri umani (Damasio, 2003). Quando vediamo un oggetto, ad esempio un uccello che sta volando, la percezione di tale oggetto è sempre accompagnata ad un continuo aggiustamento del corpo affinché si realizzi la percezione ed è accompagnata alla reazione che quel oggetto riesce a generare. Come sostennero anche gli psicologi della Gestalt, la percezione non è un fenomeno passivo, ma ha un grado di attività da parte dell’organismo (Koffka, 1935; Kohler, 1929; Wertheimer, 1945).
Come per gli organismi più semplici, anche per quelli complessi come l’essere umano, la percezione passa attraverso l’effetto che un determinato oggetto ha nell’organismo stesso, in altri termini, la percezione racchiude anche il coinvolgimento dell’organismo nell’interazione con un determinato oggetto. Da questo punto di vista, la percezione è “soggettiva”, ovvero avviene sempre dalla prospettiva di chi percepisce: anche per noi esseri umani, quindi, percepire un oggetto significa reagire a quel oggetto dal nostro punto di vista. Comincia a diventare sempre più chiaro che non esiste una mente disgiunta dal corpo!
La cognizione dello stato interno diventa, quindi, la base di tutto il processo omeostatico: le configurazioni neuronali che rappresentano lo stato dell’organismo sono il riferimento per mettere in moto delle risposte biologiche sensate ai fini dell’adattamento e, al tempo stesso, per segnalare il significato degli stimoli che giungono, ovvero il “valore” in termini biologici per l’organismo stesso. Tutto questo è, ovviamente, finalizzato al mantenersi in vita, dove mantenersi in vita significa mantenere lo stato dell’organismo entro quei valori di riferimento richiesti
per il funzionamento dello schema autopoietico: è una coerenza “biologica”, presupposto della sopravvivenza stessa, il cui linguaggio è, quindi, rappresentato continuamente delle configurazioni neuronali dei parametri vitali e dello stato delle funzioni organismiche.