Allo stato più semplice di organismi viventi, l’autoregolazione avviene attraverso meccanismi e riflessi omeostatici che mantengono il metabolismo, che promuovono azioni al fine di evitare minacce per l’incolumità e per raggiungere degli scopi ai fini della sopravvivenza. Negli organismi complessi lo sviluppo e la specializzazione di sistemi ed apparati permettono una gestione del rapporto con l’ambiente
molto più precisa: il sistema nervoso connette e coordina la relazione tra i vari apparati e, attraverso complesse configurazioni neuronali, crea anche mappe di rappresentazione in grado di “sintetizzare” svariati aspetti del corpo e dell’ambiente. Ma, oltre a ciò, nello sviluppo degli organismi complessi, una delle acquisizioni evolutivamente parlando più importante è stata quella delle emozioni, uno strumento
sofisticato, finalizzato al mantenimento dell’omeostasi e che divenne parte integrante della regolazione organismica con l’ambiente.
Il termine “emozione” è ambiguo, visto che nel nostro linguaggio corrente, tale termine viene utilizzato normalmente per indicare la sensazione cosciente dell’emozione, ovvero il sentimento. In termini neuroscientifici, invece, l’emozione, indipendentemente da che sia cosciente o meno, indica una complessa catena d’eventi che fungono da riposta dell’organismo ad uno stimolo. Le emozioni si sono evolute in lunghissimi periodi d’evoluzione e costituiscono un bagaglio di risposte pronte che l’organismo utilizza per far fronte a specifiche variazioni
percepite dell’ambiente.
“L’emozione può essere definita, innanzitutto, come un processo attraverso cui il cervello determina o computa il valore di uno stimolo” (LeDoux, 2002). Le emozioni, cioè, sono dei meccanismi, articolati attraverso complessi circuiti neuronali, posizionati tra i sistemi afferenti e quelli efferenti, che traducono un’informazione ambientale in risposte specifiche, sulla base di come viene valutato lo stimolo. Ovviamente il valore dello stimolo è nei termini di significatività biologica, ovvero nei termini in cui quello stimolo rappresenta una minaccia per la coerenza dell’organismo o una possibilità di crescita, arricchimento e miglior funzionamento. Dopo i meccanismi di regolazione metabolica e di riflessi automatici semplici, le emozioni, quindi, hanno rappresentato nella storia dell’evoluzione lo strumento successivo per permettere agli organismi una regolazione ancora più efficace dell’interazione con l’ambiente. Nella loro dinamica, le emozioni si articolano in questi tre passaggi:
1. Stimolazione da parte di un induttore di emozione (un oggetto emotivamente significativo, su base innata o per motivi legati alla storia, compare sulla scena dell’ambiente)
2. Attivazione di siti neurali predisposti alla risposta (lo stimolo viene riconosciuto mediante un meccanismo chiave-serratura).
3. Risposta del corpo e del cervello (la chiave apre la serratura, ovvero l’emozione, ovvero una catena di reazioni che vanno a modificare i profili dell’attivazione neuronale e, parallelamente, lo stato del corpo).
Le emozioni sono un meccanismo con il quale determinate disposizioni - conservate nella memoria procedurale, implicita o inconscia - diventano attive e permettono delle risposte da parte dell’organismo utili ai fini della sopravvivenza.
Abbiamo già discusso precedentemente delle emozioni e del meccanismo di scatenamento (Toneguzzi, 2006); per il lettore maggiormente interessato a questo riguardo segnalo la più recente letteratura a questo riguardo (Edelman, 1992; Damasio, 1994, 1999, 2003; LeDoux, 1991, 1996, 2002; Solms, 2002). In questo contesto, ai fini della comprensione del concetto di conflitto biologico, mi interessa evidenziare
come anche le emozioni si appoggino sulla cognizione dello stato del corpo; lo stimolo emotivamente significativo, producendo una reazione
di risposta, va a modificare lo stato dell’organismo - e noi sappiamo che lo stato dell’organismo viene continuamente monitorato attraverso i parametri vitali e lo stato dei vari organi e apparati. L’emozione, dunque, coincide con una trasformazione del corpo (l’apertura di una serratura).
In seguito, però, nella storia dell’evoluzione degli organismi viventi, si sono sviluppati ulteriori strumenti fondamentali, finalizzati sempre ad una maggior efficacia nell’interazione con l’ambiente: i sentimenti e la coscienza, anch’essi, di fatto, al servizio dell’omeostasi.
Se le emozioni consistono in un meccanismo attraverso il quale vi è un cambiamento dell’organismo in risposta ad uno stimolo, i sentimenti consistono nella rappresentazione di tale cambiamento. Attraverso le emozioni l’organismo risponde e cambia; attraverso i sentimenti tale cambiamento viene rappresentato a livello di immagine neurale ma, a questo punto, nella scala dello sviluppo evolutivo, l’organismo riesce a creare anche un “senso di sé”, ovvero la presenza di un “soggetto” a cui tutto ciò accade, quello che Damasio chiama “qualcosa a cui si attribuisce il conoscere”. Nel momento in cui un organismo può creare un “senso di sé” - e soltanto a questo punto dell’evoluzione e dello sviluppo - inizia quella conoscenza che intendiamo quando diciamo “io sento...” o “sono consapevole di...” o “sono cosciente di...”
I gradini dell’evoluzione prevedono, quindi, che il nostro organismo possa avere una reazione, che tale reazione possa essere sentita e che qualcosa che chiamiamo “noi stessi” possa accorgersi di ciò. Tutte queste conquiste avvenute in millenni di evoluzione hanno sempre lo stesso scopo: permettere possibilità migliori per mantenersi in vita e riprodursi, potendo gestire in modo ancor più efficace l’interazione con
l’ambiente e l’adattamento ad esso.
I sentimenti permettono di rivelare lo stato complessivo di funzionamento del corpo. Anche in questo caso il “valore” assegnato è in termini biologici: essi vanno dal polo del benessere che rappresenta uno stato d’armonia, coerenza e buon funzionamento organismico, al polo del malessere che rappresenta uno stato disarmonico e di mal funzionamento.
“Un aspetto ineluttabile e ragguardevole di questi tre fenomeni - emozione, sentimento e coscienza - è il loro legame con il corpo. Si inizia con un organismo costituito da un corpo e da un cervello, provvisto di certe forme di risposta cerebrale a certi stimoli e con la capacità di rappresentare gli stati interni causati dalla reazione agli stimoli e dal coinvolgimento in repertori di risposte predeterminate. Le rappresentazioni del corpo si fanno via via più complesse e coordinate e infine arrivano a costituire una rappresentazione integrata dell’organismo, un proto-sé. Appena questo accade, diventa possibile generare rappresentazioni del proto-sé mentre è influenzato dalle interazioni con un dato ambiente. Soltanto allora comincia la coscienza e soltanto allora un organismo che sta reagendo in modo mirabile all’ambiente inizia a rendersi conto di stare reagendo in modo mirabile all’ambiente. Ma l’esecuzione di tutti questi processi - emozione, sentimento e coscienza - dipende da rappresentazioni dell’organismo. La loro comune essenza è il corpo” (Damasio, 1999). E ricordiamo che il corpo è rappresentato sottoforma di “stato” dell’organismo, ovvero monitoraggio dei parametri vitali e del funzionamento di organi e apparati.