In questa sezione verranno riportati alcuni esempi clinici e relativi istogrammi, quali risultato della visita con Bio-Explorer, con indicazioni circa la storia del paziente e un breve commento orientativo.
I valori della griglia che troviamo nella porzione superiore dei grafici (eccetto quelli di base, riferimento per le singole misurazioni) non vanno considerati: trattasi di misure del sistema, legati all’algoritmo che calcola i tempi in cui hanno avuto luogo i vari eventi traumatici. Nella valutazione clinica sono invece importanti i singoli spettri che completano l’istogramma, la cui lettura dà il quadro psico-biologico del paziente. I valori grafici pari a zero o entro i cinquanta punti sono considerati normali; entro i cento accettabili, significativi o border-line, a seconda dei casi; oltre tale parametro la condizione viene ritenuta tanto più importante quanto più ci si discosta dal riferimento di base. Gli istogrammi possono riferire la misurazione di neurotrasmettitori, peptidi e ormoni, associati ad aree cerebrali che già nella prima fase dell’indagine con la metodica presentano criticità; le stesse aree possono essere soggette a valutazione bio-chimica tramite l’utilizzo di marcatori di vario tipo (secondo i parametri ufficiali), soprattutto per quanto concerne malattie neurodegenerative. I grafici possono riguardare pure lo stato degli organi che destano interesse durante l’esplorazione iniziale, valutati poi alla luce di markers immunitari, metalli pesanti, parassiti ecc.; anche in questo caso, si fa riferimento ai parametri biochimici vigenti in letteratura. Nella prima ipotesi si evidenzia l’eventuale presenza di sostanze eccitatorie e/o inibitorie, illustrate, rispettivamente, da sinistra a destra, referenti l’emissione alterata sulle 24 ore di molecole a partire dall’evento traumatico: grazie al calcolo dei tempi, esso può essere riconducibile persino al periodo perinatale e pre-natale.
L’eccesso di alcuni neuromediatori potrebbe sembrar contraddire taluni criteri ufficiali. Ad esempio, l’espressione incessante di serotonina rilevata dal Bio-Explorer correlata a depressione (disturbo di norma associato ad una deficienza della molecola), rappresenta il tentativo dell’organismo di fronteggiare una necessità psico/bio-chimica, senza però riuscire a rendere disponibile in modo utile la sostanza. Va inoltre considerato il fatto che essa si accompagna generalmente alla sollecitazione di altre molecole inibitorie, le quali alterano i meccanismi di regolazione cellulare, soprattutto a livello del sistema immunitario. Si ribadisce ancora una volta che le sostanze individuate nelle aree cerebrali non presumono a priori una loro reale presenza nelle zone considerate, quanto un richiamo di carattere holonomico, secondo quanto spiegato all’interno del secondo capitolo, a proposito della visione del cervello secondo Karl Pribram.
La terapia è ovviamente personalizzata, non solo sulla base delle diversità patologiche, ma soprattutto relativamente alla unicità di ogni paziente. Essa si snoda, di norma, su tre versanti, secondo un approccio di tipo integrato: si procede alla risoluzione dei singoli eventi traumatici disattivando i neuroni che esprimono in continuazione sostanze in modo anomalo, riequilibrando altresì le varie componenti emotive (rabbia, risentimento, vergogna, ecc); si provvede, quindi, all’armonizzazione dei modelli generati nell’infanzia dagli archetipi (attraverso le figure genitoriali), vale a dire, le leggi di reazione che agiscono soprattutto in modo inconscio di fronte agli eventi della vita; si curano, contemporaneamente, gli organi e\o i sistemi implicati a partire dalla loro unità di base: la cellula, individuando e contrastando con adeguate terapie i processi biochimici patologici attivi. Si suggeriscono inoltre attività intellettuali, meditative, di movimento, creative, ricreative o psicoterapeutiche adeguate, in linea con le personali preferenze del paziente, invitato, attraverso un linguaggio consono, a una presa di coscienza della propria storia. Essere consapevoli della possibilità di poter riclassificare eventi, modelli e reazioni, di poter apprendere nuove esperienze emotivamente appaganti, sottrae gli esseri umani ad uno stato di passività e di sofferenza interminabile. Diversa è la qualità di una vita che ci vede protagonisti delle nostre vicende, anche qualora esse riguardino eventi dolorosi e ferite profonde, con la possibilità di sfumarne i contorni, guarirne le cicatrici, aprendoci a nuove prospettive che alleggeriscano il cuore, disponendolo, nel rispetto dei tempi e delle scelte personali, ad una gioia e una serenità possibili.

Depressione

La protagonista è una signora di 45 anni, sposata con figli. Racconta di uno stato di infelicità percepito sin dall’infanzia, caratterizzata da carenza affettiva, una madre con tendenza depressiva, atteggiamento genitoriale giudicante, coerente con una specifica cornice culturale. Il senso di inadeguatezza, di insicurezza, il ‘sentirsi oppressa’, hanno confluito nel corso del tempo verso uno stato depressivo, soprattutto nel contesto di eventi di pertinenza lavorativa e di coppia. Essi hanno profondamente inciso sulla realizzazione professionale e relazionale, in special modo quella sentimentale, richiamando e acuendo i modelli e le emotività infantili. La signora mostra tentativi di reazione (evidente nella produzione di noradrenalina e altre molecole) che tendono in qualche modo a compensare i livelli inibitori: attraverso scatti di rabbia, ella canalizza e sfoga il disagio mantenendo una sorta di ‘equilibrio’, per quanto precario e instabile. L’istogramma, quale risultato della visita con Bio-Explorer, presenta livelli di espressione patologica di neurotrasmettitori e neuro-peptidi che confermano lo stato depressivo, iniziato con un evento risalente a circa 18 anni prima, seguito da un secondo dieci anni dopo il precedente. Si noti soprattutto l’eccessivo coinvolgimento di neuroni serotoninergici che liberano in modo patologico la sostanza, in modo incessante nelle 24 ore con conseguente depressione: essa viene associata simbolicamente e in modo preponderante all’area motoria (a seguito di una situazione avvertita “senza via di uscita”), che la paziente conferma di aver vissuto proprio con tale sentito, esattamente nel tempo indicato dal calcolo dello strumento. Significativa anche l’implicazione della corteccia prefrontale (Super-Io giudicante, interiorizzato durante i primi anni di vita attraverso le figure genitoriali), della corteccia frontale (correlata a una soggettiva deduzione che ha arrecato conflitto, a seguito di un ragionamento intorno all’evento). Nelle stesse aree si può notare una pesante svalutazione di genere (in questo caso femminile) segnalata dal pregnenolone, nonché un significativo stato di ansia (CRF), stress cronico (cortisolo) e allarme (adrenalina). I tempi indicati rappresentano i singoli traumi (significativo quello risalente a 15,7 anni prima, in cui la paziente si è sentita ‘incastrata’ e ‘senza speranza’), che hanno attivato il rilascio anomalo di serotonina convergente sull’area motoria. Sul prototipo di riferimento creato nei primi anni di vita (Super-Io, nell’area prefrontale), si modella il comportamento/reazione, che, puntualmente richiamato, agisce sistematicamente in ciascun evento emotivamente classificato come cruciale.

Demenza con tendenza alla depressionePaziente di 68 anni con problematiche di demenza. L’istogramma evidenzia danni significativi sull’area frontale, in entrambi gli emilati (nei quali il livello di regolazione omeostatica è particolarmente basso, tipico dei casi di Pick’s Disease) e prefrontale. Essi indicano, rispettivamente, conflitto per deduzione di un proprio ragionamento intorno ad un dato evento e severità giudicante del Super-Io come da modello genitoriale, riconducibili a due momenti precisi: 23,6 e 12,1 anni prima. I periodi corrispondono esattamente: all’attivazione delle reti neuronali stimolate dalle varie reazioni emotive del soggetto agli eventi; al raccordo delle sostanze prodotte sulle aree cerebrali che simbolicamente descrivono il vissuto. Significativi anche i conflitti attivi sulla zona temporale, per trauma in seguito a conflitto che ha colpito il pensiero creativo, confermato da un trauma realmente vissuto dal paziente nell’ambito del lavoro, esattamente nel periodo indicato dallo strumento su calcolo dell’algoritmo. Le specifiche sostanze emesse comportano danni per autossidazione. Il glutammato, soprattutto, ha attivato processi eccitotossici sulla corteccia frontale, con conseguenti danni a livello cognitivo. Gli alti livelli di serotonina rilasciata portano ad uno stato depressivo significativo, evidente a livello clinico.

Forte stato depressivo non compensatoGrande sofferenza, risentimento e svalutazione descrivono questo paziente di 74 anni, la cui storia è caratterizzata dall’assenza della figura maschile e dalla presenza invasiva di una madre volta al controllo totale dell’unico figlio. Il modello integrato nella prima infanzia, volto al compiacimento, alla sottomissione e al ricatto affettivo, nega la possibilità di arrabbiarsi e reagire in forma acuta, come mostra lo scarso valore di noradrenalina e sostanze eccitatorie che potrebbero in qualche modo bilanciare la forte inibizione (così come risultava, ad esempio, nel primo istogramma esaminato). Emergono invece, in modo preoccupante, molecole che rappresentano sofferenza (sostanza P), svalutazione (VIP), risentimento cronico (bombesina) e depressione (serotonina). Ciò influisce pesantemente sul sistema immunitario del paziente, che presenta uno stato fortemente depresso, come denuncia l’importante invasione parassitaria e una serie di problematiche intestinali come rilevato dall’istogramma relativo ai markers immunitari (che non è stato possibile riportare in questa sede), con serie conseguenze dal punto di vista clinico.

Stato eccitatorio non compensato

Situazione contraria alla precedente di un paziente di 68 anni con semi-assenza di controllo delle sue reazioni emozionali rabbiose. Negli eventi somatizzati si nota un violento squilibrio fra l’espressione dei neurotrasmettitori eccitatori e quella degli inibitori attivati dal Super-Io. L’uomo reagisce in tal modo ad un rifiuto legato alla propria nascita, alle minacce e alle punizioni (anche corporali) subite nell’infanzia dalla figura paterna, che ha omesso la creazione di leggi equilibrate di comportamento (Super-Io). La persona è molto aggressiva e non si controlla. Il livello elevato delle sostanze emesse porta a danni pesanti nelle aree del temporale, nell’occipitale, su ipotalamo e sistema simpatico.

Sclerosi Laterale Amiotrofica

Il paziente di 73 anni è affetto da SLA in fase avanzata. Si noti la somatizzazione su entrambi i lati del tronco encefalico, che rappresenta simbolicamente il sentito non posso mandare giù l’evento o anche non posso dire, vissuto con particolare drammaticità, risalente a circa 19 anni prima del test, secondo il calcolo della metodica. L’epoca è considerevolmente precedente alla manifestazione clinica: come si è già detto nel secondo capitolo, l’estrema sensibilità dello strumento, avrebbe consentito di agire a livello preventivo nel lasso di tempo precedente i sintomi. Il trauma che ha colpito il tronco encefalico è stato confermato dai famigliari che hanno concordato anche sul periodo indicato dal Bio-Explorer: raccontano di un’esperienza vissuta e mai superata dal paziente in seno a una problematica che ha coinvolto simultaneamente famiglia e lavoro. Sull’area cerebrale considerata, l’espressione di glutammato e steroidi risulta molto elevata, con conseguente attivazione di processi eccitotossici distruttivi dei neuroni interessati per via necrotica e quindi danni alla fonazione e alla deglutizione. Danni elevati anche sulla corteccia motoria di destra e di sinistra, altra area tipica della SLA, legata al vissuto simbolico: non posso fuggire da questa situazione. Nel grafico successivo è possibile valutare l’invasione di parassiti a livello dello stesso tronco encefalico. Le migliaia di test con Bio-Explorer confermano sempre più come le malattie neurodegenerative siano spesso accompagnate dalla presenza di ‘ospiti’ patogeni.

sla

Invasione nell’area del tronco encefalico di parassiti di vario genere che sono riusciti a superare la barriera emato-encefalica; nell’istogramma precedente relativo alle aree cerebrali, le meningi già evidenziavano una considerevole criticità che lasciava presagire la portata del problema. L’entità dei danni cerebrali vede una significativa concausa nell'ingente proliferazione patogena, purtroppo non rilevabile con gli attuali strumenti della medicina, anche a causa delle minime dimensioni di molti parassiti. Il test è stato interrotto per stanchezza del paziente.

SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica)

La paziente di 54 anni ha avuto un decorso della malattia piuttosto rapido a partire dai primi sintomi, avvertiti meno di due anni prima della visita, con danni importanti a livello della deglutizione e della fonazione. Nonostante ciò la signora collabora durante il test, annuendo circa l’evento cruciale vissuto come boccone che non è riuscita a mandare giù, verificatosi nel preciso periodo individuato dalla metodica, confermando anche di aver inibito ciò che avrebbe voluto dire senza purtroppo riuscirvi nella circostanza considerata. Viene qui mostrato l’istogramma relativo ai processi bio-chimici delle aree cerebrali interessate, valutate sui livelli ossidativi e immunitari, come dimostrano le varie interleuchine, le caspasi, il TNF, ecc.

Come tutti i viaggi, anche questo giunge al termine: lascia interrogativi aperti, dubbi, domande, ambizione a scavare ancora, portandosi dietro fatiche, nostalgie e ricompense. Come tanti viene condiviso oppure no. Resta l’intenzione sincera e il desiderio di continuare a scoprire cosa c’è dietro il dolore e la gioia che scandiscono la vita che viviamo, cosa ci divide e ci lega come individui. E cosa possa fare ognuno di noi, di grande o di piccolo, per contribuire a migliorare l’esistenza dell’umanità e del pianeta.
Sondare universi estranei alla propria formazione non è mai semplice: oltre lo sforzo fisico e mentale che tale avventura richiede, si rischia talvolta di apparire superficiali e approssimativi. L’intento è stato quello di comunicare esperienza e ricerca, sperando che nuovi spunti costituiscano l’occasione per nuovi perché? Il lavoro che conclude questo percorso si lega ad un cammino iniziato già diversi anni or sono: con tutti i limiti del caso, credo ne sia valsa la pena. Lasciando le specialità mediche ai professionisti del settore, si è tentato semplicemente di contribuire alla creazione di un linguaggio universale grazie al quale le scienze umanistiche possano dialogare con quelle ‘dure’, nella speranza che tale termine sia da intendersi nel senso di ‘relativo alla materia’ e prescinda da rigide concezioni.
La scelta di associare tematiche antropologiche ad uno strumento di biofisica ha varie motivazioni: innanzitutto vi è la sorprendente affinità simbolica comune cui si fa costantemente riferimento; non ultimi, l’approccio olistico al paziente, e gli incoraggianti e sempre crescenti risultati della metodica che si contano ormai su diverse migliaia di casi. Negli anni, si è potuto prendere atto della grande validità del Bio-Explorer e dell’infaticabile lavoro del suo inventore che, per la sua realizzazione, ha interagito per molti anni con scienziati di alto livello professionale e umano.
Non credo si possa più fare antropologia medica ignorando i meccanismi psico-fisici: nell’economia di un tempo divenuto sempre più sfuggente a causa dei ritmi che ci imponiamo, ho scelto di tralasciare aspetti più prettamente teorici per almeno tentare di comprendere qualcosa di più universale, che al contempo chiamasse in causa filosofia (quale attitudine dell’essere umano volta alla ricerca di significati profondi), e pragmatismo (quale necessità di risposte concrete a tematiche inerenti la sfera salute/malattia e la prospettiva di una integrazione delle cure).
La domanda di partenza era ‘come mai’ si verificassero guarigioni o cambiamenti psico-fisici in determinate situazioni quali, ad esempio, rituali e stati di trances, o come conseguenza di credenze particolarmente radicate.
L’interrogativo si è snodato nel corso di esperienze di vita e di studio, le quali hanno incluso visioni che tenessero in particolare considerazione i riflessi fisici di vissuti traumatici e gli aspetti simbolici del corpo; fino a giungere all’incontro col Bio-Explorer, uno strumento in grado di poter dare misura di tutto ciò. Le significative trasformazioni osservate durante un notevole arco di tempo (a partire dalle possessioni rituali in Terra Salentina, che hanno impressionato la mia infanzia) riguardano epoche, circostanze, genti e luoghi diversi del pianeta: sempre si svelava, però, una via psico/spirituale indipendentemente da una pertinenza religiosa. In tutti i casi si toccavano aspetti significativi della psiche che coincidevano con un blocco originario dell’io-creativo e il suo successivo fluire grazie al ricorso rituale, ipnotico, meditativo, sensoriale, creativo, o ad un’arte medica e/o psicoterapeutica in cui l’essere umano viene contemplato nei suoi molteplici aspetti. Qualunque fosse la modalità, si accedeva ad un ‘non luogo’ e in un ‘non tempo’ in cui l’idea di ricerca armonica poteva in qualche modo realizzarsi.
A sua volta, il medico del terzo millennio, con buona dose di umiltà, dovrà essere anche un po’ filosofo, un po’ psicologo, un po’ antropologo, un po’ teologo e interagire con tali figure professionali: semplicemente perché, come accennato nell’introduzione, le varie discipline non rappresentano se non gli altrettanti aspetti dell’essere umano.
Sono cambiate le nostre esigenze e i nostri linguaggi; non possiamo più pensare di vivere così separati da noi stessi, dai nostri simili, dalla natura. Strutture sanitarie, in cui il malato è uno dei tanti numeri che intasa corsie e pronto soccorso, dovrebbero pian piano sostituirsi con luoghi di vera accoglienza, in cui anima e corpo vengano curati con la stessa dedizione. I nostri anziani hanno diritto ad essere onorati per quanto ci hanno trasmesso: il ‘buono’ e il ‘meno buono’ che da loro ereditiamo fanno parte allo stesso modo di grandi insegnamenti. I bambini, prossimi adulti, hanno bisogno di tutta la nostra attenzione, non certo della nostra pigrizia fisica, intellettuale e spirituale. Inoltre, non dovremmo stancarci di mostrare ai ragazzi altre prospettive di comunicazione oltre quelle ossessive dei social networks.
Rispetto a qualche decennio fa ci sentiamo tutti un po’ più soli e smarriti, soffrendo i timori di un futuro incerto per noi stessi e i nostri figli. Ma accanto all’esacerbazione delle problematiche che stanno affliggendo il pianeta e gli esseri umani -crisi economiche, inquinamento, soprusi, fame, guerre, integralismi, interessi finanziari, malattie- un numero sempre crescente di persone si impegna giorno e notte perché crede in un progetto etico comune. Dovremmo forse imparare a focalizzare il cuore e l’attenzione su ciò che di meraviglioso ci circonda
Se dici che il mondo è così brutto cosa sono i fiori di tiglio e i nidi d’ape…e come replicarlo all’infinito; potrebbero così dissolversi le nebbie che troppo a lungo stagnano, mentre all’orizzonte si delineano le luci di una nuova alba, rendendo meno buie le notti della nostra anima.