carcinoma duttale mammella

Potrei nominare tantissimi esempi di conflitti biologici. Visto lo spazio possibile in un articolo, però, voglio riportare solamente un ultimo esempio, caratteristico anch’esso per farci comprendere il livello “biologico” che interessa la malattia, al di là delle implicazioni di ordine psicologico-autobiografico. Una donna fa la solita mammografia di controllo perché - dicono - serve a prevenire il cancro al seno o per lo meno a “prenderlo in tempo”. Esito della mammografia: “Tutto OK, può stare tranquilla!” Dieci giorni dopo, dalla sera alla mattina, si accorge di un nodulo nella mammella sinistra che, nel giro di un paio di giorni, raggiunge i 2-3 cm. Va a farsi vedere; ecografia, agoaspirato e dopo qualche giorno la diagnosi: carcinoma intraduttale infiltrante maligno! Ma come! Un paio di settimane fa era tutto OK? Ed ora bisogna operare d’urgenza? Tra l’altro, la diagnosi arriva due giorni dopo la morte della sua mamma. Qual è stata, in questo caso, la successione degli eventi psichici che hanno determinato l’insorgenza del tumore al seno? Il carcinoma intraduttale, secondo le leggi biologiche, è la riparazione cicatriziale dei dotti della ghiandola mammaria. I dotti sono costituiti da tessuto epiteliale di origine ectodermica ed, essendo dei rivestimenti, sono in relazione con la funzione di contatto e separazione. Questa donna ha assistito l’anziana mamma negli ultimi anni, progressivamente sempre di più. Ma negli ultimi sei mesi la salute della mamma si era notevolmente aggravata, da quando le condizioni cliniche non mostravano grossi segni di ripresa. Il conflitto biologico fu allora il sentire che la mamma si stava separando da lei. Ma, in fase attiva di conflitto, la donna non si era accorta, ovviamente, di nulla al seno, visto che in questa fase, a carico dei dotti ci sono solo piccole ulcerazioni, il più delle volte impercettibili: lei era solo preoccupata per le condizioni della mamma. Proprio quando era andata a fare la mammografia di controllo erano dei giorni molto critici, biologicamente parlando (alla faccia della prevenzione con la mammografia!) era in pieno conflitto attivo: la mamma infatti si era notevolmente aggravata e lei era completamente sotto stress. Una settimana dopo la mammografia i sanitari che seguivano le condizioni della mamma le dissero: “Signora, ormai crediamo che la sua mamma non ce la farà!” Fu terribile per lei, ma al tempo stesso, si rassegnò profondamente all’idea: non c’era più nulla contro cui combattere, la vita della mamma era giunta al suo compimento. La paziente mi disse, infatti, che da quel momento in poi si tranquillizzò, nonostante il dolore per l’imminente morte della mamma. Soffriva, ma profondamente era come in pace. Lì, infatti risolse il suo conflitto biologico di separazione con la mamma ed, infatti, due giorni dopo iniziò ad accorgersi del gonfiore al seno sinistro (che per le donne destrimani è in relazione alla mamma o ai figli). La mamma morì qualche giorno dopo, mentre lei aveva già fatto l’ecografia e la biopsia, ma il conflitto, biologicamente parlando, era già risolto! Al funerale della mamma era più angosciata per la sua mammella che per la morte della mamma, per la quale, ovviamente, provava cordoglio e tristezza, ma nei confronti della quale si sentiva al tempo stesso, profondamente in pace.