Il morbo di Alzheimer è una demenza degenerativa invalidante ad esordio prevalentemente senile (oltre i 60 anni, ma può manifestarsi anche in epoca presenile - prima dei 60 anni).

La malattia (o morbo) di Alzheimer è oggi definita come quel processo degenerativo che distrugge progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l'individuo che ne è affetto incapace di una vita normale.

In Italia ne soffrono circa 800 mila persone.

Le areee d'interesse per le indagini sono 3:

  • Corteccia temporale
  • Corteccia frontale
  • Corteccia parietale

                                             

 Si tratta innanzi tutto di definire il tipo di patologia del cognitivo a cui siamo di fronte, quando il risultato di un Mini-Mental Test o altro similare ha evidenziato carenze più o meno gravi.

Persone molto anziane soffrono normalmente di demenza vascolare, in alcuni casi con l'aggiunta di processi degenerativi nelle aree cerebrali del cognitivo. La percentuale di Alzheimer reali in età avanzate è piccola.    Nei soggetti più giovani la probabilità di dover affrontare processi neurodegenerativi di varia tipologia aumenta, in quanto legati ad eventi traumatici di tipo psichico che hanno creato perdita di autostima, svalutazione e depressione, con conseguente attivazione di gruppi di neuroni emettitori di neurotrsmettitori e neuropeptidi a maggioranza inibitori e depressori, in accordo con le emozioni vissute al momento della nascita del conflitto.

Il medico specialista dovrà procedere all'accertamento della tipologia di neuroni attivati in ciascuna area con segni patologici, per ricostruire l'evento vissuto ed indirizzare la terapia, quindi procedere all'identificazione dei processi biochimici derivati, indicatori della variante di patologia in esame: peso della componente vascolare, corpi di Lewy (DLBD), placche Beta-Amiloidi sviluppate con carenza della proteina che le frammenta myo-Inositolo e contemporanea presenza di citochine infiammatorie attivatrice dei danni (Alzheimer, Pick), etc, sempre in ciascuna area interessata per addivenire ad una visione chiara della situazione. 

La estrema sensibilità dello strumento consente di individuare i processi elencati con livelli minimi e quindi di intervenire disattivando la fonte prima del danno (neuroni attivati con continuità) MOLTO PRIMA che le ricadute sulle prestazioni funzionali diventino serie.