La Nuova Medicina è il primo ed unico modello di comprensione diagnostica che può essere considerato, a tutti gli effetti, scientifico: le leggi biologiche scoperte dal dott. Hamer offrono, infatti, una spiegazione dei meccanismi di salute e malattia comprovabile nel 100% dei casi. Grazie a queste acquisizioni, ora possiamo conoscere con precisione la natura di questo fenomeno:
la malattia è parte di un programma “biologico” e “sensato”, che scatta in situazioni “speciali”, ovvero quando l’organismo vive una situazione particolare, denominata dal dott. Hamer, DHS ovvero Dirk Hamer Sindrome, in memoria dell’evento nel quale perse suo figlio e che lo colpì in prima persona nel 1978. Oltre a ciò, possiamo sapere con esattezza anche l’andamento di tale processo, che prevede due
fasi ben precise, con manifestazioni diverse sia sul piano biologico che su quello cerebrale che su quello psichico; inoltre, possiamo sapere con esattezza anche il diverso comportamento dei tessuti, in base alla loro derivazione embrionale e addirittura la partecipazione sensata dei microrganismi al processo di malattia.
Ma, ancor prima che sulla natura, le leggi biologiche c’illuminano sulla genesi della malattia: ogni programma speciale, biologico e sensato (SBS) inizia con una DHS (Sindrome di Dirk Hamer), cioè con uno shock conflittuale, inaspettato, altamente drammatico vissuto con un senso d’isolamento, contemporaneamente su tre livelli: nella psiche, nel cervello e nell’organo (Hamer, 1981). La Nuova Medicina Germanica®, quindi, è anche il primo modello scientifico che connette in termini precisi gli eventi fisici agli eventi psichici.
Come abbiamo illustrato in precedenza (Toneguzzi, 2006), i tentativi, nella storia, di spiegare la malattia in termini di reazione ad eventi emotivamente significativi sono stati molteplici: tutta la ricerca sullo stress, ad esempio, ha cercato di avvalorare tale correlazione, così come tutto il filone della medicina psicosomatica. In un certo senso, l’idea che la salute possa essere influenzata dalle emozioni è ormai
diventata anche patrimonio del senso comune, dal momento che la medicina ufficiale stessa, per molte malattie, chiama in causa, se non altro come fattore di “concausa”, lo stress. In realtà, i tentativi seguiti da questi filoni di ricerca si sono rivelati, in ogni caso, fallimentari, o quanto mai imprecisi: alla fine anche la medicina psicosomatica non ha spiegato alcunché sulla genesi della malattia ma ha solamente ipotizzato alcuni possibili fattori predisponenti e, per quanto riguarda il ruolo delle emozioni, è rimasta incastrata essa stessa nella vaghezza e nell’imprecisione derivante dalla soggettività dell’interpretazione tipica delle introspezioni psicologiche. Di fatto, nonostante le svariate ipotesi sulla predisposizione, la malattia rimane per la comunità scientifica, un evento inspiegabile, frutto di un “difetto” dell’organismo, tipicamente da ricercarsi nel corredo genetico, oppure frutto di un “attacco” ambientale, il più delle volte legato ad uno stile di vita di cui il paziente è responsabile, con l’inevitabile colpevolizzazione sui cosiddetti fattori di rischio: fumo, alcool, dieta, inquinamento, ecc.
Nel corso della storia, oltre alla tradizione scientifica, anche altri filoni di pensiero si sono occupati della comprensione della genesi della malattia, nonostante abbiano percorso vie parallele o alternative all’argomentazione e alla ricerca ufficiale, ad esempio modelli derivati dalle tradizioni orientali, come la medicina tradizionale cinese o quella ayurvedica, modelli di derivazione salutista, come il nutrizionismo, oppure modelli che derivano dalla cosiddetta “New Age”, che valorizzano la crescita spirituale e l’evoluzione dell’individuo attraverso la consapevolezza, il pensiero positivo, ecc. All’interno di tali tradizioni, troviamo moltissimi accenni alla relazione tra emozioni e salute ma la cosa che colpisce maggiormente è, a parte l’incongruenza tra i vari modelli, l’assoluta aspecificità delle affermazioni, soprattutto in merito ai presunti problemi emotivi che causerebbero un’affezione. Insomma, esiste una mole enorme di dati a sostegno della genesi emotiva della malattia ma, al tempo stesso, tali dati sono alquanto poco probanti!
Le leggi biologiche scoperte dal dott. Hamer, si rivelano, invece, corrispondenti nel 100% dei casi.
Qual è, quindi, la differenza?
Scopo di questo lavoro non è quello di illustrare le leggi biologiche su cui si fonda la Nuova Medicina: per questo rimandiamo direttamente ai testi del dr. Hamer (1981; 1999; 2002; 2003). Lo scopo di questo lavoro è quello di illustrare uno dei concetti fondamentali da cui si sviluppa l’intero edificio della Nuova Medicina Germanica ovvero il concetto di “conflitto biologico”, un evento che interessa sia il piano psichico che quello fisico, sul quale nessun altro modello etiologico aveva mai posto l’attenzione così precisamente come ha fatto il dr. Hamer. Senza la comprensione del “conflitto biologico” diventa impossibile, oltre che comprendere ed applicare correttamente le leggi biologiche, fare riferimento ad una precisa mappa che connetta uno specifico contenuto emotivo conflittuale con una specifica affezione.
I termini della riflessione, quindi, consistono sulla chiarezza in merito alle seguenti domande: “Cosa significa evento psichico?” e “In che termini le emozioni c’entrano col processo di malattia?” Il concetto di conflitto biologico risponde ad entrambe queste domande e la precisione del suo significato è fondamentale per comprendere:
• la correlazione tra eventi psichici ed eventi fisici;
• lo scatenamento del Programma SBS;
• la logica biologica sottesa al Programma SBS;
Risulta, quindi, necessario definire precisamente il concetto di conflitto biologico e chiarire in che termini si differenzia dalle altre forme con cui si indicano i “malesseri dell’animo” o i “problemi emotivi”. Per la nostra spiegazione, possiamo partire da una semplice considerazione: la malattia coinvolge tutte le forme viventi, ad esempio un cane si ammala di bronchite, così come anche un neonato si può ammalare di bronchite, così come noi adulti possiamo ammalarci di bronchite. Ora, se la malattia colpisce indiscriminatamente animali, neonati e adulti, evidentemente deve essere in relazione con qualcosa che li accomuna; mentre, per la stessa logica, la genesi ed i meccanismi di malattia non devono c’entrare nulla con ciò che fa la differenza tra un animale, un neonato e l’adulto.
Riflettendo su questo, mi viene in mente la riflessione di Gregory Bateson quando, nel tentativo di studiare la mente, come processo degli organismi viventi, s’interrogava: “Qual è la struttura che connette il granchio con l’aragosta, l’orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi?” (Bateson, 1979). Su questa stessa linea potremmo chiederci, quindi: “Cos’ha in comune l’apparato psichico di un animale con quello di un neonato e con quello di un adulto, per cui in tutti e tre si può generare una malattia?”
Il conflitto biologico, la causa della malattia, deve appartenere al livello che accomuna tutti gli organismi viventi; ma lo si può comprendere appieno solamente se si conosce come è strutturato e come funziona un organismo vivente.