L’APPROCCIO DIAGNOSTICO E TERAPEUTICO DELLA MEDICINA OCCIDENTALE

La capacità terapeutica delle patologie nel mondo occidentale ha compiuto un significativo progresso nell’ultimo mezzo secolo, permettendo l’allungamento della nostra vita media, la possibilità di affrontare alcune malattie devastanti una volta senza possibilità di cura, lo sviluppo delle tecniche di imaging che hanno consentito alla chirurgia ed odontoiatria di fare passi da gigante, lo sviluppo dei vaccini, degli antibiotici e, più recentemente, degli anti virali, e così via, ma una più accurata visione dello stato delle cose, rivela alcune lacune, anche gravi, che riguardano l’approccio terapeutico occidentale nel suo insieme, di seguito schematizzate:

  • Incapacità, nella maggioranza dei casi, di risalire all’origine delle patologie
  • Incapacità di collegare strettamente i meccanismi psichici con lo stato clinico delle persone, se non definendo un molto generico “stato di stress”
  • Mancato trasporto nella pratica clinica delle realtà studiate per decenni dalla PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia) che apre le porte ad una visione olistica dell’essere vivente, col giusto peso per ciascuna delle componenti
  • Incapacità di indagare senza invadere i processi biochimici patologici attivi nelle aree cerebrali, causa della maggior parte delle malattie organiche
  • Uso di tecniche terapeutiche  del tipo “mazza da baseball” o “muore Sansone e tutti i Filistei”   che impongono all’organismo un certo tipo di soluzione forzata dall’esterno e non il ripristino  delle funzionalità naturali correggendo i processi biochimici alterati
  • Ultimo, ma forse il punto più importante, l’incapacità di individuare patologie con tempi di sviluppo lunghi in condizioni asintomatiche, in altri termini, DI FARE PREVENZIONE, allungando la vita del paziente quando le sue condizioni sono ancora buone e non , come oggi, quando ormai il degrado fisico è notevole, con gravi conseguenze dal punto di vista economico e sociale.

L’approccio alla malattia

  1. La nostra medicina è rivolta essenzialmente alla clinica, quindi aspetta la manifestazione fisica della malattia per intervenire, osservando i “sintomi”.  In assenza di sintomi di regola non interviene. Per le patologie neurodegenerative questo modo di ragionare è deleterio, in quanto al momento della diagnosi effettuata con le risorse diagnostiche attuali, la maggior parte dei neuroni interessati è già andata perduta. La diagnosi deve essere molto pre-sintomatica!
  2. I medici non studiano i processi biochimici alla base di ciascuna malattia, ne hanno il modo per evidenziarli nelle aree cerebrospinali e spesso, anche sistemiche.  Questo limite impedisce loro, in molti casi, di fare prevenzione,  che sarebbe peraltro fattibile, poiché i processi patologici si manifestano con molto anticipo sui segni clinici
  3. Intervenendo quando la malattia è conclamata si devono usare terapia drastiche e non dolci, come si potrebbe fare agendo in anticipo
  4. Il sistema immunitario viene analizzato, molto parzialmente, per la sua attivazione (produzione di anticorpi), ma non per la sua inibizione in ambito locale o centrale, preferendosi agire in modo coercitivo (la mazza da baseball) sui processi patologici attivi con sostanze fornite esogene e distribuite dal circolo in tutto l’organismo, invece di riattivare il processo naturale di difesa nella specifica area di interesse.
  5. Alcuni meccanismi patologici sono del tutto trascurati, vedi ad esempio la presenza di parassiti nell’apparato digerente od organi interni, attivatori primari delle intolleranze alimentari, di patologie cutanee, respiratorie ed altre.
  6. L’attivazione di batteri,virus e funghi è sempre combattuta come deleteria, senza analizzare la situazione del paziente ed il ruolo che detti microbi stanno svolgendo, spesso protettivo verso l’organismo

La modellistica

La fisiologia, la biologia e la biochimica, hanno descritto, spesso anche in modo raffinato, la struttura dei viventi dalle cellule fino al singolo organo, le funzionalità di ciascun elemento ed i processi attivi nelle varie tipologie di cellule, ma questi ultimi solo dal punto di vista biochimico, mentre la componente biofisica è del tutto trascurata. Per la medicina la molecola legante attiva il recettore correlato solo chimicamente, la possibilità di attivarlo col campo elettromagnetico emesso dalla molecola legante, non è presa in considerazione.

I segnali elettrici emessi dai vari organi (cuore, cervello, etc.,) sono visti come indicatori del comportamento organico, ma i meccanismi biofisici che affiancano quelli biochimici in tutti i livelli gerarchici della regolazione metabolica, dalla singola cellula fino alle aree cerebrali, sono del tutto ignorati.

Il colossale sistema informativo corporeo basato su codici trasportati dai campi elettromagnetici emessi da ogni sostanza, non è preso in considerazione: senza reazione chimica nulla si muove    Per la medicina il prodotto omeopatico non può funzionare perché non vi è materia!

Gli studi che hanno portato avanti i fisici quantistici nel settore della biofisica per alcuni decenni, studi che hanno portato un contributo determinante alla comprensione dei meccanismi di gestione dei processi cellulari, sono stati ignorati quasi completamente: una intero mondo, il mondo della Quantum Electro Dynamics in Medicine (QED-M) è stato messo da parte, in mano a piccoli gruppi di specialisti che portano avanti una nuova visione della realtà vivente, nel più totale isolamento.

Da tutto questo, e molto altro si potrebbe dire, discende l’impiego di modelli di comportamento biologico del tutto incompleti, che non consentono una visione reale della realtà vivente, con conseguenti false interpretazione degli eventi e relative gravi ripercussioni sia sulle capacità diagnostiche, sia sulle possibilità terapeutiche.

Gli schemi terapeutici

Un ulteriore appunto che si può muovere alla nostra medicina, è la perdita di centralità del medico, che sempre più si deve attenere a schemi di terapia precostituiti (i famosi protocolli) e chi sgarra si assume pesanti responsabilità!

Se una sempre maggiore percentuale di pazienti si rivolge alla medicina alternativa, anche essa con problemi al suo interno, vuol dire che la soddisfazione dei malati è in diminuizione e l’intera medicina viene vista con sospetto, per la sua classica incapacità di spiegare il perché di quanto avviene………..

Dottore perché mi è venuto un tumore al seno sinistro e non al destro?

Dottore conosco persone che fumano come turchi da decenni e non hanno mai avuto nulla ed io, che non sono un fumatore, ho un bel cancro ai polmoni?

Dottore io vivo in campagna da decenni, non ho mai fumato, faccio vita sana, perché mi è venuto un enfisema bilaterale?

Dottore, sono un ragazzo giovane, nemmeno 30 anni, ho sempre fatto sport, ho mangiato bene,  non ho mai usato droghe, ora mi ritrovo su una sedia a rotelle con la SLA. Come è possibile?

La medicina non sa rispondere a queste domande ed a tutte le altre simili. Eppure la risposta si può avere, precisa, circostanziata, se si accetta una visione completa dell’essere vivente e non solo la parte che ci fa comodo!

Si può curare una patologia senza sapere perché è nata? Si può riparare il motore di un’automobile senza sapere perché si è rotto? Senza poter aprire il cofano del motore?  Vi fidereste di una simile riparazione?

Se l’evento che ha generato la malattia è sempre attivo, avremo ricadute a scadenze più o meno prossime, altre manifestazioni in altri organi: il “follow-up” a tre, cinque, dieci anni, nei tumori e non solo, serve proprio a dichiarare che la causa sta ancora li……..

Il Bio-Explorer è oggi in grado di rispondere a queste domande e di portare un contributo determinante alla diagnosi e terapia di tutte le malattie ed in particolare, delle neurodegenerative.