Gli ultimi anni della ricerca in medicina, psicologia e biologia molecolare hanno messo in evidenza in modo inequivocabile lo stretto rapporto tra emozioni, traumi, stress, percezione soggettiva, da un lato, e la maggior parte delle patologie da cui è affetto l’essere umano, dall’altro. Ricerche e ricercatori di primissimo piano (vedi 1, 4, 6, 8, 16, 24) hanno dimostrato il legame diretto tra variabili psicologiche, in particolare di natura emozionale, e malattie somatiche.

È ormai chiaro che sul piano funzionale, i fenomeni psichici, il sistema nervoso, quello endocrino e quello immunitario si trovano integrati in una rete comune, oggi studiata da una nuova branca della moderna medicina, la PNEI, ossia la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (vedi 56, 58, 60). La PNEI definisce la malattia «un’alterazione dell’equilibrio e della comunicazione tra il sistema nervoso, endocrino e immunitario». Questo equilibrio è necessario affinché l’organismo possa rispondere adeguatamente agli stimoli stressanti di natura fisica, chimica o psichica ed è mantenuto da meccanismi omeostatici che permettono l’adattamento e la sopravvivenza dell’organismo (vedi 53, 54, 55).

Questa risposta si manifesta a livello sia fisiologico che comportamentale ed è mediata da un’attivazione emozionale seguita dalla valutazione cognitiva del significato dello stimolo (vedi 7, 10, 14). Oggi sappiamo che qualsiasi agente causale (fisico, biologico o psicosociale) può influenzare, direttamente o attraverso una mediazione emozionale, il terreno biologico sul quale si inserisce la malattia.

Ormai tutte le ricerche sullo stress e sulla psicofisiologia delle emozioni hanno dimostrato come la reazione emozionale, comunque indotta, si accompagna a variazioni sia neuro-endocrino-immunitarie che comportamentali (vedi 11, 12, 13).

L’osservazione che la reazione corticosurrenale a stimoli emotivi è sostanzialmente identica a quella descritta da Selye nella reazione da stress, ha indotto Mason a scindere lo stimolo fisico da quello emotivo nella risposta da stress. La reazione emozionale notò, accompagna o precede immediatamente la stimolazione fisica nella reazione da stress nella persona (vedi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10).

In sintesi, l’azione di uno stressor comporta l’attivazione sia delle vie somatiche neuro-endocrino-immunitarie e comportamentali di risposta allo stress e questa risposta può essere mediata dall’attivazione emozionale e quindi dalla valutazione cognitiva di quest’ultima e dello stimolo stressante.

In particolare è stato rilevato che in questo schema di risposta può essere attivata preferenzialmente la via biologica (somatizzazione) o comportamentale (espressione verso l’esterno) in varia misura. Dalla constatazione di questo fatto è sorta l’ipotesi di una bilancia tra vie somatiche e vie comportamentali nell’espressione dell’attivazione emozionale (vedi 14, 15).

L’attivazione emozionale è una manifestazione fisiologica e adattativa che permette all’individuo di «sentire» le continue richieste di adattamento dell’ambiente sia sul piano fisico che psichico. Nelle situazioni ottimali la reazione emozionale si manifesta in maniera equilibrata mediante la via somatica neuro¬endocrino¬immunitaria e la via comportamentale o intrapsichica. In taluni individui questa sequenza può risultare sbilanciata, con abnorme tendenza alla soppressione di una o dell’altra via (vedi 15, 16).

Al contrario, Lazarus e Folkman definiscono lo stress come la condizione derivante dall’interazione di variabili ambientali e individuali, che vengono mediate da variabili di tipo cognitivo. Quindi gli eventi sono stressanti nella misura in cui sono percepiti come tali, per cui uno stimolo produrrà o meno una reazione di stress a seconda di come viene interpretato e valutato (vedi 17, 18, 19).

Ormai tutte le ricerche sullo stress e sulla psicofisiologia delle emozioni hanno dimostrato come la reazione emozionale, comunque indotta, si accompagna a:

attivazione dall’asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrene

stimolazione della midollare del surrene

variazioni nella composizione chimica e nella morfologica del sangue.

L’assunto di base è che la soppressione della via di espressione comportamentale degli stati emozionali negativi sorti in coincidenza di situazioni traumatiche infantili e mai adeguatamente elaborati (non emersi, non riconosciuti e non accettati dal soggetto, anche in età adulta) finisca per modulare la risposta neuro-endocrino-immunitaria e con essa il metabolismo dei neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale e di conseguenza i processi metabolici somatici.

In tal modo, gli organi e le funzioni corporee che esprimono (linguaggio della funzione e dell’organo) quegli stati emozionali finiscono per risultare compromessi. La malattia costituirebbe, dunque, una sorta di «messaggio» rivolto alla consapevolezza, che tende però a non essere colto. Gli stati emozionali negativi sorti in coincidenza di situazioni traumatiche e non elaborati possono preservarsi fino all’età adulta e modulare la risposta somatica neuro-endocrino-immunitaria, determinando quindi l’instaurarsi di patologie somatiche.

L’esperimento che sta per essere descritto è volto a esemplificare gli effetti della TNP in termini di «ripolarizzazione emozionale», ossia dello scioglimento istantaneo dei correlati emozionali (variabile soggettiva) e biochimici (variabile oggettiva) dei traumi, in particolare di quelli infantili. Ciò ha trovato riscontro nella rilevazione differenziale, mediante Bio-Explorer, dei diversi pattern molecolari delle aree cerebrali prima e dopo l’intervento.

Nella fase diagnostica preliminare la paziente è stata sottoposta a una serie di esami di routine e a una serie di rilevazioni mediante Bio-Explorer, al fine di evidenziare la presenza di un quadro frequenziale ricorrente sul piano strutturale (in cui cioè la costante è rappresentata dal rapporto tra i valori molecolari, piuttosto che dai loro valori assoluti). Tale quadro frequenziale è risultato correlato ai processi biochimici delle aree cerebrali e somatiche interessate dal trauma e quindi alla base dell’asma bronchiale.